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Cuba ha aumentato le sue importazioni di tecnologia solare cinese per alleviare la grave crisi energetica che colpisce l'isola, aggravata dal blocco petrolifero quasi totale imposto dall'amministrazione Trump.
Secondo i dati del centro di analisi energetica Ember, citati da Financial Times, la Cina ha esportato 117 milioni di dollari in pannelli solari a Cuba nel 2025, rispetto ai 48 milioni del 2024 e ai soli 16,6 milioni nel 2019.
Pechino ha fornito un gigawatt (GW) di pannelli fotovoltaici all'isola l'anno scorso e ha promesso ulteriore supporto mentre Cuba cerca di generare il 15% della sua elettricità da fonti rinnovabili entro il 2026, secondo il suo piano economico e sociale.
Grazie a questa tecnologia, Cuba dispone oggi di 34 parchi solari in funzione con una capacità di quasi 1,2 GW, un aumento del 350% rispetto al 2024, il che ha permesso di quadruplicare la proporzione di generazione solare fino a circa il 9% del totale alla fine dell'anno scorso.
Questa espansione solare arriva in un contesto di emergenza energetica estrema: i blackout continuavano a superare i 1.500 MW di deficit nelle ultime settimane, con deficit di generazione che hanno superato i 2.000 MW nei momenti peggiori, e sono stati registrati due blackout nazionali totali in una settimana.
La situazione si è aggravata ulteriormente a causa del collasso della fornitura di carburante, fino all'arrivo del primo carico di petrolio in quasi tre mesi, un sollievo momentaneo che non risolve la dipendenza strutturale del paese.
Tra i progetti più importanti dell'investimento cinese nelle infrastrutture rinnovabili cubane, Shanghai Electric ha investito circa 60 milioni di dollari nel parco solare di Mariel, una delle strutture simbolo di questa nuova scommessa energetica.
"Negli ultimi 12 mesi, il governo ha installato con successo 1 GW, quindi sono a metà strada dell'obiettivo. Un gigawatt è una quantità molto significativa nel sistema e raggiungere 2 GW sarebbe piuttosto trasformativo", hanno sottolineato gli analisti del settore."
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