
Il governante cubano Miguel Díaz-Canel ha annunciato che 171 delle 176 trasformazioni economiche e sociali approvate a giugno hanno già completato le loro basi giuridiche e che il governo ha approvato 215 norme per supportare la loro attuazione.
Sin embargo, uno studio accademico avverte che l'apertura annunciata non garantisce di per sé i diritti e la sicurezza giuridica di cui hanno bisogno imprenditori e investitori.
Le cifre sono state presentate dal governante il 2 novembre, durante un incontro con i dirigenti delle aziende statali. Díaz-Canel ha riconosciuto che mancano ancora le procedure per cinque misure, che ha definito come le più controverse, senza specificare quali siano né precisare quando saranno pronte.
Il bilancio rappresenta un progresso rispetto alla situazione di agosto, quando buona parte delle riforme attendeva ancora il suo sviluppo normativo. Ma lascia aperta una questione fondamentale: è sufficiente approvare nuove leggi e regolamenti per trasformare un'economia sottoposta per decenni al controllo dello Stato?
Questa è precisamente la domanda che affronta Sofía Lagos nel saggio «Le recenti riforme economiche di Cuba: apertura giuridica o illusione legislativa?», pubblicato il 27 agosto su Horizonte Cubano, progetto accademico della Università di Columbia.
La sua analisi distingue tra il permettere nuove attività economiche e l'instaurare un sistema giuridico capace di proteggerle di fronte a decisioni amministrative, inadempimenti contrattuali o cambiamenti nella politica governativa.
Un'apertura che non garantisce diritti
Lagos riconosce che le 176 misure includono modifiche significative rispetto al sistema precedente.
Tra queste spiccano la possibilità di creare banche e case di cambio private, ampliare gli investimenti esteri in imprese non statali, eliminare determinate restrizioni all'assunzione e consentire una maggiore partecipazione privata nel commercio estero.
Sono cambiamenti che, se attuati pienamente, amplierebbero le possibilità di azione degli imprenditori cubani e degli investitori stranieri.
Ma l'autrice avverte che eliminare un divieto non equivale a stabilire un diritto che possa essere effettivamente fatto valere davanti alle autorità e ai tribunali.
Un investitore deve sapere non solo se può aprire un'azienda, ma anche se manterrà la sua licenza, se potrà esigere il rispetto di un contratto, convertire i suoi guadagni in valuta estera o impugnare una decisione amministrativa che danneggi i suoi interessi.
Secondo Lagos, il pacchetto approvato a giugno non forniva risposte sufficienti a queste questioni.
Lo studio sottolinea, ad esempio, che le autorizzazioni per determinati investimenti stranieri continuano a dipendere da decisioni discrezionali delle autorità, mentre le riforme non stabiliscono garanzie generali sulle condizioni per sospendere o revocare le licenze.
Il problema non è da sottovalutare: un'azienda può ricevere l'autorizzazione a operare e, tuttavia, continuare a essere esposta a un'incertezza normativa che ostacola il finanziamento e gli investimenti a lungo termine.
L'ostacolo della sicurezza giuridica
Un'altra delle critiche centrali di Lagos si riferisce all'assenza di meccanismi sufficientemente indipendenti e prevedibili per risolvere i conflitti commerciali.
La ricercatrice mette in discussione le garanzie di indipendenza del sistema giudiziario cubano e ricorda che il paese non fa parte della Convenzione del Centro Internazionale per il Regolamento delle Controversie relative agli Investimenti (CIADI), uno dei principali meccanismi internazionali utilizzati nelle controversie tra investitori e Stati.
Sebbene Cuba disponga di trattati bilaterali sugli investimenti e di altri meccanismi di arbitrato, l'autore ritiene che il problema fondamentale rimanga la capacità di far rispettare efficacemente le obbligazioni contrattuali.
Segnala inoltre che l'autorizzazione delle istituzioni finanziarie private non risolve automaticamente la carenza di valuta né garantisce che i profitti ottenuti in pesos cubani possano essere convertiti e trasferiti all'estero.
A queste difficoltà si aggiungono i rischi associati alle sanzioni statunitensi, specialmente quando le operazioni coinvolgono entità collegate al conglomerato militare GAESA.
Sono ostacoli che colpiscono particolarmente i progetti industriali, energetici e di infrastruttura, i cui investitori devono impegnare grandi quantità di capitale per anni prima di recuperare il loro denaro.
Più norme, ma migliori garanzie?
Il bilancio presentato ora da Díaz-Canel obbliga ad aggiornare una parte della diagnosi di Lagos.
Quando pubblicò la sua ricerca, ad agosto, l'autrice metteva in dubbio la lentezza con cui avanzava lo sviluppo legislativo delle 176 misure. Due mesi dopo, il governo assicura di aver approvato 215 disposizioni e di aver completato le basi giuridiche di quasi tutto il pacchetto.
Questo avanzamento modifica e aggiorna la situazione normativa, ma non risponde automaticamente alle obiezioni di fondo dello studio.
La quantità di disposizioni approvate non consente di sapere da sola se i nuovi diritti hanno una protezione effettiva, se sono state ridotte le facoltà discrezionali dell'amministrazione o se esistono procedure affidabili per risolvere le controversie.
Per determinare questo, è necessario esaminare il contenuto delle norme, la loro applicazione pratica e le garanzie che offrono a coloro che decidono di investire o sviluppare attività private.
In his essay, Lagos argues that the reforms operate less as a general liberalization and more as a widening of authorized exceptions within a system that retains state control over fundamental economic decisions.
Questa interpretazione è in contrasto con la presentazione governativa delle 176 misure come un processo di trasformazione in grado di liberare le forze produttive e modernizzare il funzionamento delle imprese.
La differenza tra entrambe le prospettive non risiede nel negare che ci siano dei cambiamenti, ma nel determinare fino a che punto arrivano e quali diritti concreti stabiliscono.
La sfida di trasformare le riforme in risultati
Le questioni giuridiche si aggiungono alle obiezioni economiche sollevate da altri specialisti.
In agosto, l'economista cubano Pedro Monreal ha avvertito che le 176 misure mancavano di un asse specifico di stabilizzazione macroeconomica, nonostante i gravi disequilibri monetari e produttivi del paese.
Su critica e quella di Lagos esaminano dimensioni diverse dello stesso programma: una mette in discussione le sue fondamenta macroeconomiche; l'altra, le garanzie giuridiche necessarie affinché le nuove opportunità possano trasformarsi in investimenti e attività sostenibili.
Per il regime, l'approvazione di centinaia di norme rappresenta un progresso nell'implementazione delle riforme. Per gli investitori, però, il valore di tali disposizioni dipenderà anche dalla stabilità delle regole, dalla sicurezza dei contratti e dalla possibilità di esercitare i propri diritti nei confronti delle istituzioni statali.
Lo studio di Lagos propone quindi una distinzione che i dati annunciati da Díaz-Canel non consentono ancora di chiarire: una cosa è ampliare legalmente le attività economiche autorizzate e un'altra garantire che coloro che le sviluppano possano operare con autonomia, prevedibilità e protezione giuridica effettiva.
Video correlati:
Archiviato in: