Droni di intelligenza artificiale e veicoli autonomi: Ecco l'arsenale che gli Stati Uniti dispiegano nella Base Navale di Guantánamo

Dron Corsair, modello simile a quello dispiegato dagli Stati Uniti nella base di GuantánamoFoto © Saronic

La Base Navale di Guantánamo è diventata il primo sito di addestramento e supporto alle missioni del neonato Comando SAWC, una struttura militare che integra sistemi senza pilota, intelligenza artificiale e comunicazioni avanzate per proiettare potere in America Latina e nei Caraibi, come annunciato dal Comando Meridionale degli Stati Uniti (SOUTHCOM) venerdì.

Il SOUTHCOM Autonomous Warfare Command (SAWC) è stato istituito il 21 aprile 2026 per ordine del generale Francis L. Donovan, comandante del SOUTHCOM, con l'obiettivo dichiarato di creare «vantaggio decisionale e operativo» nell'emisfero occidentale.

La sua installazione nell'enclave americano nel territorio cubano non è casuale: avviene in mezzo a un'escalation di tensioni tra Washington e L'Avana riguardo alla minaccia dei droni.

Le immagini ufficiali del SOUTHCOM indicano il dispiegamento di veicoli autonomi di superficie del tipo Corsair, un dron marittimo prodotto da Saronic, azienda di droni navali con sede in Texas.

Secondo le informazioni raccolte da Forbes/Nautik, questa imbarcazione misura 7,3 metri di lunghezza, può trasportare fino a 450 chilogrammi e raggiunge velocità superiori ai 35 nodi, equivalenti a circa 65 chilometri all'ora.

Il Corsair ha dimensioni simili a quelle di un piccolo peschereccio a fondo piatto, con capacità di trasportare tra tre e quattro persone. È dotato di una telecamera a 360 gradi, radar di navigazione a lungo raggio e sensori elettronici in grado di captare comunicazioni a fini di intelligence, secondo quanto riferito da esperti consultati dal mezzo.

Anche se di solito viene utilizzato in compiti di sorveglianza e rilevamento di mine, il sistema ha dimostrato la sua versatilità a giugno, quando è stato utilizzato dalle forze statunitensi per salvare due membri dell'equipaggio di un elicottero Apache abbattuto vicino allo stretto di Ormuz.

Quell'operazione ha segnato il primo caso conosciuto di utilizzo di un'imbarcazione non pilotata in una missione di salvataggio di persone.

Ora, il dispiegamento supervisionato a Guantánamo da Donovan si inserisce in una dottrina più ampia del Pentagono accelerata dalle lezioni della guerra in Ucraina e dai conflitti in Medio Oriente.

Nel mese di aprile del 2026, SOUTHCOM e la Quarta Flotta avevano già svolto l'esercizio FLEX2026 a Cayo Hueso, combinando intelligenza artificiale, droni a lungo raggio e veicoli marittimi senza equipaggio.

Settimane dopo, a giugno, i Marines hanno eseguito esercitazioni di inserimento aereo a Guantánamo nell'ambito della campagna Operation Southern Spear (Operazione Lanza del Sud, in italiano).

Il contesto politico è altrettanto rilevante. Nel maggio del 2026, secondo un'inchiesta di Axios basata su intelligence classificata, Cuba avrebbe acquisito oltre 300 droni militari dal 2023, presumibilmente provenienti da Russia e Iran, e il regime avrebbe discusso internamente possibili utilizzi contro la stessa base di Guantánamo, navi da guerra statunitensi e la città di Key West, Florida.

Funzionari statunitensi hanno chiarito che non consideravano imminente un attacco cubano, ma il rapporto ha scatenato una serie di avvertimenti.

Il 10 giugno, il segretario della Difesa Pete Hegseth visitò la base e avvertì direttamente il regime che sarebbe «imprudente» cercare armi in grado di raggiungere Guantánamo o il territorio continentale statunitense. A luglio, lo stesso presidente Donald Trump dichiarò pubblicamente che il suo governo stava indagando se l'Iran stoccasse droni Shahed a Cuba.

In questo contesto, la Marina degli Stati Uniti ha colto l'occasione per riassumere la sua filosofia in un post sulla rete sociale X: «Il futuro non aspetta, e nemmeno noi. La Marina avanza alla velocità del combattimento, mettendo sistemi autonomi nelle mani dei marinai per testare, adattare e scalare ciò che funziona».

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