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Il scrittore cubano Jorje Luis Veleta Mederos ha pubblicato questo lunedì sul suo profilo Facebook la poesia «Un paese dove fuggono i poeti», un'elegia sull'esilio e sul vuoto spirituale di una nazione che ha immediatamente suscitato una risposta emotiva da altri creatori e si è collegata nelle interpretazioni con la tragedia migratoria di Cuba.
Il poema si apre con una sentenza che funziona da diagnosi: «Un paese dove scappano i poeti / è un paese senza anima». Sin dal primo verso, Veleta Mederos costruisce una metafora sostenuta sulla emorragia culturale che vive Cuba, dove ogni partenza equivale a «un fiume di sangue che si devia nel silenzio, / a un'altra ferita di anemia nella bandiera».
Il pezzo lirico non schiva la dimensione intima del destierro. «Ogni verso che scrive il poeta lontano da casa / è una lapide, / un pozzo di solitudine tra l'infanzia e l'uomo / che ha già perso il suo angolo, la sua chitarra e il suo spirito», scrive l'autore, tracciando il ritratto di un'identità fratturata tra l'origine e l'esilio.
La pièce raggiunge un punto singolarmente politico quando dichiara: «Un paese senza poeti è un paese senza nome. / E non è un paese morto, è un paese vinto / che ha imparato a dire patria con la bocca in prestito / e a fiorire in terre che non comprendono le sue ossa». L'immagine del paese «vinto» potrebbe puntare direttamente alla responsabilità del regime nel svuotamento culturale dell'Isola.
Veleta Mederos interroga anche la condizione del poeta esiliato, intrappolato tra la nostalgia e l'impossibilità del ritorno: «Chiedete ai poeti perché muoiono lontano / e sapranno del lato dove sanguina il paese». Quella condanna, precisa il poema, «non è odio né oblio, / ma quella tenerezza inutile che torna come un cane / a leccare una porta dove non vive nessuno».
Nei commenti del post, lo scrittore Alexander Jimenez del Toro ha risposto con un proprio sonetto che funge da controcanto autobiografico. Con voce in prima persona racconta la partenza definitiva: «Mi sono congedato dal quartiere, dalla gente, / dalla mia traccia fugace sul cammino, / dal pane anemico, dal vino amaro, / e ho camminato lentamente sopra il ponte».
Il sonetto avanza verso la rottura totale: «Separai dal mio corpo la radice, / non so più in quale luogo persi le chiavi, / dimenticai la canzone, bruciai le navi / del eterno ritorno al mio paese». E la chiusura sintetizza il lacerante strazio dell'emigrato: «Conservai nella mia valigia la poesia, / me ne andai, come fanno alcune anime, / aggrappandomi ancora al corpo».
Questo trauma ha dimensioni storiche senza precedenti. Tra il 2021 e metà del 2024, oltre 860.000 cubani sono arrivati negli Stati Uniti, il maggiore esodo della storia dell'Isola. A marzo di quest'anno è cresciuto il timore di una nuova uscita massiva di fronte all'aggravarsi della crisi.
La psicologa Roxanne Castellanos Cabrera ha sottolineato che l'esilio ha generato conseguenze emotive devastanti —colpa, solitudine, disperazione— che colpiscono particolarmente i bambini e gli anziani lasciati indietro.
Entre i creatori che sono morti lontano da Cuba figurano il poeta Reinaldo García Ramos, deceduto a Miami nell'agosto del 2024; lo scrittore Armando de Armas, nel ottobre del 2024; e il poeta Orlando Rodríguez Sardiñas «Rossardi», nel dicembre del 2024.
Il dilemma che affrontano gli scrittori cubani tra restare o partire con la nazione in valigia riassume, sul piano individuale, la stessa tragedia collettiva che Mederos esprime nel suo verso finale: «Nessun paese è morto se viene invaso, / muore se i suoi poeti smettono di invaderlo». Anche se in nessun momento il poeta menziona direttamente il nome del paese a cui si riferisce —la vera poesia suggerisce più di quanto denoti—, non mancano gli elementi per stabilire il legame tra il riferimento concreto e l’opera lirica.
Jorge Luis Mederos, conosciuto nel panorama letterario cubano come "Veleta", è membro del gruppo letterario «El Club del Poste», di Santa Clara. Tra i suoi libri si possono citare: Romanza del malo, El tonto de la chaqueta negra, Otro nombre del mar e El libro di altri. Le sue frequenti pubblicazioni su Facebook compiono un'incisiva indagine lirica nella realtà sociale del paese.
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