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Cuba ha ricevuto nelle ultime ore un nuovo carico di riso donato dalla Cina, secondo quanto riportato da Cubavisión Internacional tramite la rete sociale X, in un annuncio presentato dai media ufficiali come “un'altra dimostrazione di solidarietà” del governo cinese con l'Isola.
Secondo la pubblicazione, il riso sarà distribuito immediatamente alla popolazione, anche se non sono stati precisati volumi, cronogramma né criteri di distribuzione, una pratica abituale nella comunicazione ufficiale del regime.
Il nuovo dono arriva in un contesto segnato dal collasso quasi totale della produzione nazionale di alimenti, che ha trasformato Cuba in un paese altamente dipendente dalle importazioni e dall'aiuto esterno per garantire prodotti di base come il riso, componente principale della dieta dei cubani.
Nonostante decenni di discorsi sulla “sovranità alimentare”, la realtà è che la maggior parte degli alimenti consumati nell'Isola proviene dall'estero, sia attraverso acquisti statali finanziati con crediti, importazioni in valuta estera, o donazioni da paesi alleati come Cina, Russia, Vietnam e nazioni caraibiche.
Nel frattempo, il regime continua a puntare su una narrazione propagandistica che presenta questi carichi come successi diplomatici e gesti di “futuro condiviso”, senza riconoscere il fallimento strutturale del modello agricolo statale, la mancanza di incentivi per i produttori, la scarsità di forniture e la centralizzazione estrema che hanno affondato il settore agricolo cubano.
L'arrivo del riso donato coincide inoltre con uno scenario di crisi economica generalizzata, inflazione incontrollata, salari inadeguati a coprire il paniere di beni di base e una dollarizzazione parziale che ha escluso ampi settori della popolazione dall'accesso regolare agli alimenti.
Lungi dall'essere una soluzione sostenibile, queste spedizioni evidenziano nuovamente che Cuba sopravvive grazie all'assistenza esterna, mentre il governo insiste nel dare priorità alla propaganda politica e al controllo del racconto, piuttosto che applicare riforme profonde che permettano di produrre cibo all'interno del paese e garantire la sicurezza alimentare a lungo termine.
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