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Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha nuovamente collocato Cuba al Livello 3 del suo Rapporto sulla Traffico di Persone (TIP), la categoria più severa, che include i paesi che non rispettano gli standard minimi per eliminare la tratta e non compiono sforzi significativi per farlo.
Il documento del 2025 avverte che il regime cubano mantiene una “politica o modello” di tratta di persone sponsorizzata dallo Stato, in particolare attraverso l'esportazione di servizi medici, considerata la principale fonte di reddito del paese, con 4.900 milioni di dollari generati nel 2022, ultimo anno con dati disponibili.
Missioni mediche e lavoro forzato
Il rapporto indica che le cosiddette missioni mediche cubane, presentate come programmi di solidarietà, nascondono pratiche di sfruttamento lavorativo che sfiorano la schiavitù moderna. I lavoratori inviati all'estero, per lo più professionisti della salute, sono reclutati con inganni e sotto minaccia di ritorsioni.
Tra le pratiche documentate vi sono la confisca di passaporti e credenziali professionali, rigorosi coprifuochi, sorveglianza continua e salari molto inferiori a quelli ricevuti da altri lavoratori stranieri per mansioni simili. Una parte significativa dello stipendio viene trattenuta a Cuba e viene consegnata solo in pesos cubani, con pagamenti subordinati al completamento con successo della missione.
Le denunce includono minacce contro i lavoratori stessi e le loro famiglie se tentano di abbandonare il programma. ONG, organismi internazionali e governi stranieri hanno sottolineato che queste condizioni costituiscono gravi violazioni dei diritti umani.
Secondo testimonianze raccolte in precedenti rapporti, più del 70% dei professionisti non ha mai visto un contratto prima di essere inviato all'estero, e quasi l'80% ha subito restrizioni nei movimenti e nei contatti con la popolazione locale.
Déficit giudiziario e impunità
Il documento sottolinea la mancanza di progressi nel perseguimento dei reati di tratta. Sebbene il Codice Penale cubano punisca la tratta di lavoro e alcune forme di tratta sessuale con pene da sette a quindici anni di carcere, non contempla in modo esplicito tutti i casi di tratta infantile.
Nel 2023, le autorità hanno segnalato 14 vittime di tratta sessuale infantile, tutte ragazze, ma non è stata registrata alcuna indagine né condanna per tratta lavorativa di adulti. Il rapporto sottolinea che la complicità di funzionari cubani, incaricati di sorvegliare e punire coloro che abbandonano le missioni, alimenta un clima di impunità che scoraggia le denunce.
Cubani nella guerra in Ucraina
Il Rapporto TIP 2025 incorpora con maggior enfasi una denuncia che era già emersa in forma più limitata nelle edizioni precedenti: la partecipazione di cittadini cubani reclutati con inganni e coercizione per combattere nell'invasione russa in Ucraina.
Secondo il documento, i giovani dell'isola sono stati convinti con false promesse di lavoro in Russia, principalmente nel settore edilizio, ma una volta arrivati sono stati costretti a combattere al fronte.
Il rapporto sottolinea che le autorità cubane avrebbero facilitato questi trasferimenti mediante l'emissione accelerata di passaporti e l'omissione dei timbri di uscita nei documenti, il che avrebbe permesso di negare ufficialmente la loro conoscenza riguardo al movimento dei reclutati.
La novità di quest'anno è che Washington include questa dinamica all'interno del modello di tratta di persone sponsorizzata dallo Stato cubano, allo stesso livello delle missioni mediche e di altri programmi di esportazione di manodopera.
Nei rapporti precedenti, il tema era stato menzionato solo nelle raccomandazioni o come denuncia emergente, ma ora viene presentato come parte strutturale dell'accusa.
Secondo fonti internazionali citate nel rapporto, tra giugno 2023 e febbraio 2024 oltre 1.000 cubani sono stati inviati in Russia per servire come combattenti, alcuni accolti a Mosca da funzionari militari cubani.
Vari testimonianze sostengono che le autorità dell'isola hanno agito come facilitatori e che il regime avrebbe ricevuto pagamenti per ogni cittadino reclutato.
L'inserimento di questo richiamo nel corpo centrale del rapporto aumenta la pressione internazionale su La Habana, mettendo la partecipazione dei cubani nella guerra in Ucraina non solo come un fenomeno isolato o attribuibile a reti criminali, ma come un'ulteriore espressione della politica statale di sfruttamento lavorativo e tratta di esseri umani.
Raccomandazioni e pressione internazionale
Il Rapporto TIP 2025 include Cuba in una lista di 13 paesi con modelli di tratta sponsorizzata dallo Stato, insieme a Cina, Corea del Nord, Russia, Iran e Siria.
Tra le raccomandazioni prioritarie, Washington esorta La Habana a cessare le pratiche ingannevoli nel reclutamento dei lavoratori, a garantire il pagamento diretto degli stipendi, a eliminare punizioni sproporzionate, a indagare sui casi di tratta e a consentire ai lavoratori di mantenere i propri documenti di identità.
Sebbene nel 2024 il regime abbia approvato un Piano d'Azione Nazionale contro la tratta e organizzato workshop di sensibilizzazione, il rapporto ritiene che queste misure siano insufficienti rispetto all'entità del problema.
Reazioni all'Havana
Tradizionalmente, il governo cubano ha respinto le accuse di Washington. In rapporti precedenti, il cancelliere Bruno Rodríguez ha definito “calunnie” le affermazioni degli Stati Uniti, assicurando che Cuba mantiene un “impegno esemplare” nella prevenzione e nella lotta contro la tratta, così come nella cooperazione medica internazionale.
Tuttavia, le denunce riguardanti lo sfruttamento nelle missioni mediche e il reclutamento di cubani per la guerra in Ucraina hanno intensificato la pressione internazionale sul regime, che continua a dipendere dall'esportazione di servizi professionali come una delle sue principali fonti di valuta estera.
Il Rapporto TIP 2025 conclude che la mancanza di volontà politica per eradicare queste pratiche mantiene Cuba nella "lista nera" dei paesi che consentono o sponsorizzano la tratta di persone, il che rappresenta una sfida ulteriore per le vittime e una crescente condanna nella comunità internazionale.
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