Nel finale del terzo episodio del suo programma radiofonico «Criterio Compartido», trasmesso mercoledì da Radio Rebelde, Miguel Díaz-Canel ha dedicato un lungo segmento ad attaccare l'oppositore cubano Orlando Gutiérrez-Boronat, definendolo «terrorista» e «truffatore» in vista della votazione imminente all'ONU sull'embargo statunitense.
Il segmento è stato introdotto dalla giornalista Bárbara Betancourt, che ha detto di non voler «trascurare» il tema della prossima votazione alle Nazioni Unite. Díaz-Canel ha risposto leggendo quasi integralmente da delle schede preparate, in un programma che il regime presenta come uno spazio di dialogo spontaneo con i cittadini.
Lo più rivelatore dell'attacco non è stata la sua virulenza, ma la fragilità delle sue basi: per sostenere che Gutiérrez-Boronat è un terrorista, Díaz-Canel ha fatto riferimento esclusivamente a due fonti. La prima, le parole del ministro Bruno Rodríguez Parrilla. La seconda, la lista nazionale delle persone legate al terrorismo elaborata dallo stesso governo cubano.
«È il colmo della sfacciataggine che si sia presentato lì Orlando Gutiérrez Boronat, che lo stesso cancelliere Bruno ha indicato come un noto terrorista e truffatore e che è incluso nella lista nazionale delle persone collegate al terrorismo redatta dal governo cubano», ha detto Díaz-Canel nel programma.
In altre parole, l'unica prova che il regime offre è il regime stesso: un'accusa che si basa sulla parola del proprio cancelliere e un elenco redatto unilateralmente dai propri ministeri, senza il supporto di alcun tribunale internazionale o statunitense.
Non esiste alcuna condanna, indagine aperta né procedimento penale contro Gutiérrez-Boronat da parte delle autorità degli Stati Uniti per terrorismo. Per quanto riguarda le accuse di malversazione di fondi federali, queste sono state formulate nel gennaio 2025 dall'ex diplomatico Armando Valladares, ma non esiste nemmeno una risoluzione giudiziaria statunitense che le supporti. Gutiérrez-Boronat ha categoricamente negato entrambe le imputazioni e ha confermato che non c'è alcuna indagine federale a suo carico.
En lo stesso segmento, Díaz-Canel ha definito José Daniel Ferrer e Luis Manuel Otero Alcántara «criminali condannati», ignorando che le loro condanne furono emesse dal regime cubano stesso come rappresaglia per le loro posizioni politiche e il loro attivismo. Entrambi hanno partecipato alcuni giorni fa al forum «Cuba Libre» tenutosi nella sede dell'ONU a New York, organizzato dall'ambasciatore statunitense Mike Waltz il 19 ottobre.
Al termine di quel forum, diplomatici cubani guidati da Ernesto Soberón Guzmán hanno dato vita a un atto di ripudio nei corridoi dell'ONU, urlando «terroristi» e «bugiardi» ai partecipanti. Bruno Rodríguez ha anche definito Ferrer un «condannato soggetto a sanzioni» e Otero Alcántara un «artista da circo» in una conferenza stampa.
Gutiérrez-Boronat ha risposto con fermezza lo stesso mercoledì: «Non sono né un terrorista né un truffatore. Non sono un terrorista perché non sono arrivato al potere piazzando bombe al cinema, nei parchi, nei nightclub, sequestrando aerei civili, come fece il 26 luglio».
L'oppositore ha anche messo in discussione direttamente la credibilità del regime: «Nessuno crede più a loro né dentro né fuori da Cuba, nemmeno loro stessi. Ecco perché le mani di Soberón tremavano mentre leggeva un discorso mal letto, nervoso, perché sa che ciò che sta leggendo è una menzogna».
Il retroterra di tutta questa offensiva propagandistica è il voto annuale dell'Assemblea Generale dell'ONU sulla risoluzione cubana contro l'embargo, previsto per il 27 e 28 ottobre. Il sostegno internazionale a quella risoluzione è diminuito in modo costante: da 187 voti nel 2024 a 165 nell'ottobre del 2025, e a soli 136 nella sessione straordinaria di luglio del 2026, il che spiega la disperazione con cui il regime reagisce a qualsiasi voce critica che arrivi a quel contesto.
«Il regime ci attacca perché noi non negozieremo mai la libertà e la democrazia del popolo di Cuba», ha concluso Gutiérrez-Boronat.
Archiviato in: