Politologa venezuelana: "Il regime cubano è nel suo momento più debole"

Katty Huggins, politologa venezuelanaFoto © CiberCuba

La politologa venezuelano-boliviana Katiuska (Katty) Huggins ha difeso in un'intervista con CiberCuba che il regime cubano sta attraversando la sua fase di maggiore vulnerabilità dal 1959, colpito simultaneamente dalla perdita dei suoi principali alleati e dalla pressione statunitense che non mostra segni di cedimento.

«Credo che questo sia il momento più debole del regime cubano, non solo per quanto è accaduto in Venezuela, ma anche per i problemi interni che sta affrontando la Cina, con le proprie restrizioni e la guerra che la Russia deve ancora affrontare con l'Ucraina», ha affermato l'analista.

Huggins, specializzata in processi politici latinoamericani, ha sostenuto che Cuba ha per Washington una rilevanza geopolitica addirittura superiore a quella del Venezuela, poiché l'isola ha funzionato per decenni come piattaforma di influenza extraregionale a 90 miglia dalla Florida.

«Cuba in questo senso direi che a livello politico è molto più rilevante rispetto al Venezuela perché Cuba è stato l'epicentro del comunismo nella regione, l'epicentro di tutta la sovversione negli stati latinoamericani», ha sottolineato.

L'analista ha tracciato un collegamento diretto dall'alleanza con l'Unione Sovietica alla presenza attuale di Russia e Cina nell'isola, descrivendo il territorio cubano come «un enclave di un attore extra regionale» che ha tenuto gli Stati Uniti in allerta per generazioni.

In questo contesto, Huggins ha identificato tre fattori che convergono per lasciare il regime «abbastanza vulnerabile»: il calo dell'approvvigionamento venezuelano dopo la cattura di Nicolás Maduro all'inizio dell'anno, le restrizioni interne che limitano la capacità di manovra della Cina e l'usura che la guerra in Ucraina impone alla Russia.

Questo diagnostic coincide con l'intercettazione della nave M/V Grace da parte della Guardia Costiera statunitense, un porta-contenitori che trasportava carburante nascosto destinato a Cuba e che è stata scortata fino al porto messicano di Progreso all'inizio di ottobre.

Per Huggins, quell'episodio non è un fatto isolato: «Questa operazione mostra una pressione petrolifera su Cuba in cui tutte le sanzioni finanziarie commerciali stanno esercitando molto più pressione sulle rotte fisiche di approvvigionamento verso Cuba».

L'analista ha escluso che Washington possa ripetere a Cuba un'operazione simile alla cattura di Maduro in Venezuela, sostenendo che quella azione ha provocato un forte interrogativo internazionale sul diritto internazionale.

«Quello che credo è che ora stia esercitando maggiore pressione diplomatica ed economica per non dover effettuare un intervento militare», ha precisato, aggiungendo che l’obiettivo degli Stati Uniti è riuscire a far sì che il sistema cubano «si disarmi da solo».

In tal senso, ha citato le avvertenze del segretario di Stato Marco Rubio, che ha esigito una transizione democratica con elezioni libere e ha chiarito che il tempo del regime per negoziare è limitato.

«Marco Rubio è stato molto chiaro anche: speriamo che Cuba negozi perché altrimenti dovranno farlo con la forza, e già sappiamo che con la forza si intende violenza», ha riassunto Huggins.

La politologa ha anche sottolineato che le misure di pressione stanno avendo effetto, anche se il regime si rifiuta di riconoscerlo pubblicamente: «Evidentemente sì stanno avendo effetto, e questo il regime lo sa. Ovviamente non lo mostreranno perché sono élite che non hanno morale, ma che si stanno disintegrando».

Al termine della sua analisi, Huggins ha respinto l'ipotesi che si possa perdere un'opportunità storica: «Può sfuggirci la transizione? Io direi di no, credo che siano nel punto cruciale».

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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