Díaz-Canel avverte il settore privato a Cuba: «Non può diventare uno spazio di illegalità.»

Miguel Díaz-CanelFoto © Presidenza Cuba

Il governante cubano Miguel Díaz-Canel ha riunito questo martedì i rappresentanti del settore privato cubano in un incontro in cui ha promesso un dialogo maggiore, ma ha anche lanciato un avvertimento riguardo ai prezzi, all'evasione fiscale, ai pagamenti elettronici e ad altre pratiche che il regime considera illegali.

«Questo settore non può diventare uno spazio di illegalità, di evasione fiscale, di speculazione, di corruzione, di accumulo, di fissazione dei prezzi scollegati dalle realtà», ha affermato il governante, secondo il sito ufficiale della Presidenza cubana.

Al incontro hanno partecipato imprenditori di settori come alimentazione, agricoltura, energia, trasporti e consulenza legale. Il governo lo ha presentato come l'inizio di un dialogo permanente con gli attori economici statali e non statali, nel contesto dell'implementazione delle 176 misure economiche e sociali approvate lo scorso mese di giugno.

Díaz-Canel è stato accompagnato da diversi alti funzionari del Partito Comunista e del governo, tra cui il segretario dell'Organizzazione del Comitato Centrale del Partito Comunista, Roberto Morales Ojeda. Erano presenti anche Óscar Pérez-Oliva Fraga, vicepresidente; Jorge Luis Broche Lorenzo, capo del dipartimento economico del Comitato Centrale; e Lázara Mercedes López Acea, nel suo ruolo di presidente dell'Istituto Nazionale degli Attori Economici non Statali.

«Offensiva» contro i negozi che non accettano trasferimenti

Uno dei problemi che ha suscitato un avviso più diretto è stata la negativa di numerosi negozi privati ad accettare pagamenti tramite bonifici elettronici.

Díaz-Canel ha definito quella pratica come «nociva» e ha annunciato un'«offensiva fino alla sua completa soluzione».

L'avviso arriva proprio quando le autorità hanno intensificato i controlli e le sanzioni contro il settore privato.

En Centro Habana sono stati controllati 232 negozi in un solo giorno, con 15 chiusure definitive e oltre 360 multe. Nelle Tunas, un'altra offensiva ha portato alla chiusura di 22 esercizi, otto licenze ritirate e multe superiori a 1,2 milioni di pesos.

Nonostante il rafforzamento dei controlli, Díaz-Canel ha difeso la necessità di mantenere aperti i canali con gli imprenditori.

«Se non c'è un dialogo sistematico, non possiamo sapere cosa stiamo pensando e come stiamo costruendo con consenso», ha affermato.

Ha anche richiesto che il successo dei progetti non venga misurato soltanto dal denaro che generano, ma dal loro impatto «sulla tavola di una famiglia, sull'occupazione di un giovane» e sullo sviluppo dei comuni.

Gli imprenditori, da parte loro, hanno riconosciuto di continuare a affrontare «pregiudizi e ostacoli» a livelli intermedi dell'amministrazione. Durante l'incontro hanno presentato progetti imprenditoriali e comunitari e hanno evidenziato, tra le altre priorità, la necessità di progredire verso fonti alternative di energia.

Un'apertura che lo stesso Díaz-Canel definisce «concessione»

La riunione è avvenuta appena un giorno dopo che Díaz-Canel ha riconosciuto in un'intervista con il quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo che l'espansione del settore privato non costituisce «un ideale del socialismo», ma una «concessione» all'interno di un periodo di transizione.

Allo stesso tempo, ha negato che le riforme rappresentino un'inversione di Cuba verso il capitalismo.

La contraddizione caratterizza buona parte della politica economica attuale: mentre le 176 misure approvate a giugno eliminano il limite di 100 lavoratori per le mipymes, contemplano la banca privata e aprono possibilità di investimento straniero per attori non statali, il governo aumenta simultaneamente le ispezioni, le multe e le chiusure su quegli stessi affari.

Díaz-Canel ha concluso la riunione difendendo che le trasformazioni economiche devono essere attuate con la partecipazione di tutti e orientate, secondo quanto dichiarato, «verso il benessere del popolo e lo sviluppo del paese».

L'incontro torna a mettere in evidenza il difficile equilibrio che La Habana cerca di mantenere: ha bisogno del settore privato per sostenere un'economia in crisi, ma insiste nel tenerlo sotto una stretta supervisione statale.

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