El Cangrejo e il capo del MININT emergono come possibili figure per una transizione a Cuba, secondo il NYT

Raúl Guillermo Rodríguez Castro, alias 'El Cangrejo', e il ministro dell'Interno, Lázaro Alberto Álvarez CasasFoto © misiones.cubaminrex.cu - Facebook / Mario Vallejo

Raúl Guillermo Rodríguez Castro, conosciuto come «El Cangrejo» e nipote di Raúl Castro, e il ministro dell'Interno, Lázaro Alberto Álvarez Casas, emergono come due possibili figure che Washington potrebbe considerare accettabili in un eventuale processo di transizione politica a Cuba, come rivelato questo venerdì da The New York Times.

Il giornale statunitense ha riferito che l'amministrazione di Donald Trump sta cercando da tempo tra i funzionari attuali e passati del regime cubano una figura in grado di assumere il potere a L'Avana e collaborare con Washington nel caso si verifichi un cambiamento nell'attuale leadership.

Il modello che la Casa Bianca starebbe studiando è simile a quello applicato in Venezuela con Delcy Rodríguez, che ha assunto la presidenza ad interim dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi in gennaio.

Secondo il Times, funzionari statunitensi hanno considerato Delcy una figura pragmatica in grado di assumere il controllo dell'apparato statale senza provocare un vuoto di potere e, allo stesso tempo, di lavorare a stretto contatto con Washington.

L'amministrazione Trump starebbe cercando un profilo comparabile all'interno di Cuba, anche se le valutazioni delle agenzie di intelligence statunitensi avvertono che ci sono pochi funzionari pragmatici ben posizionati per prendere le redini del paese.

In questo scenario compaiono i nomi di «El Cangrejo» e Álvarez Casas.

Il giornale segnala che non è chiaro a chi preferirebbe infine la Casa Bianca come eventuale alternativa all'interno della struttura di potere cubana, ma afferma che l'amministrazione Trump potrebbe essere aperta a Rodríguez Castro.

«El Cangrejo» è rimasto per anni molto vicino a suo nonno, Raúl Castro, come membro del suo team di sicurezza, sebbene non abbia mai ricoperto una carica pubblica di alto livello né possieda alcuna rappresentanza istituzionale.

Il Times aggiunge che Álvarez Casas, attuale ministro dell'Interno, potrebbe risultare accettabile anche per i funzionari statunitensi.

Il segnale risulta particolarmente significativo perché Álvarez Casas guida uno dei principali apparati di sicurezza e repressione del regime cubano e è soggetto a sanzioni da parte degli Stati Uniti ai sensi della Legge Globale Magnitsky.

Il giornale non identifica per nome i funzionari statunitensi che sostengono queste valutazioni. L'indagine si basa su funzionari attuali e precedenti degli Stati Uniti, così come su persone esperte in rapporti di intelligence.

Non afferma neanche che Washington abbia formalmente selezionato Rodríguez Castro o Álvarez Casas per guidare una transizione, ma li presenta come figure che potrebbero risultare accettabili nella ricerca statunitense di interlocutori capaci di assumere responsabilità in un eventuale cambio di potere.

La rivelazione apporta ora un nuovo contesto a l'insolita visita che il direttore della CIA, John Ratcliffe, ha effettuato a La Habana lo scorso 14 maggio.

CiberCuba informò allora che Ratcliffe si è incontrato direttamente con «El Cangrejo» e Álvarez Casas, oltre che con il generale di brigata Ramón Romero Curbelo, capo della Direzione di Intelligenza del MININT.

La presenza di Rodríguez Castro a quella riunione è stata riportata da Axios e USA Today, che hanno citato funzionari della CIA.

Ratcliffe portò quindi un messaggio di Trump: Washington era disposto a negoziare questioni economiche e di sicurezza, ma richiedeva «cambiamenti fondamentali» a Cuba.

Un funzionario della CIA citato in quel momento ha sottolineato che durante i colloqui si è discusso di cooperazione nell'intelligence, stabilità economica e questioni di sicurezza.

La riunione ha attirato particolarmente l'attenzione perché ha posto di fronte al direttore della principale agenzia di intelligence statunitense figure direttamente collegate con il nucleo di sicurezza del regime e con l'entourage di Raúl Castro.

La nuova informazione del New York Times permette di interpretare quell'incontro sotto una prospettiva aggiuntiva: due degli uomini che erano seduti di fronte a Ratcliffe vengono ora menzionati come figure che potrebbero risultare accettabili per Washington in un eventuale scenario di successione.

Il Times sostiene che l'amministrazione Trump ha chiesto alle sue agenzie di intelligence di identificare qualche funzionario o exfunzionario cubano che possa svolgere un ruolo simile a quello di Delcy Rodríguez in Venezuela.

Tuttavia, le valutazioni di intelligenza citate dal giornale sollevano difficoltà nel riprodurre quel modello nell'isola.

Secondo queste valutazioni, Cuba assomiglierebbe di più all'Iran che al Venezuela: ci sono pochi dirigenti considerati pragmatici e pronti a prendere il potere, mentre diverse figure situate in seconda linea rappresenterebbero settori ancora più rigidi.

La ricerca arriva appena due giorni dopo che lo stesso quotidiano ha rivelato che la CIA ha segretamente creato un gruppo di lavoro dedicato specificamente a Cuba con l'obiettivo di sfruttare le divisioni all'interno dell'élite al potere e favorire l'ascesa di dirigenti considerati più pragmatisti e ricettivi alle richieste di Trump.

Quel gruppo speciale starebbe già incorporando specialisti nel reclutamento di fonti, analisti di intelligence, esperti in operazioni cibernetiche e personale specializzato in operazioni coperte di influenza.

La combinazione di entrambe le rivelazioni disegna uno scenario in cui Washington non solo aumenta la pressione sulla attuale dirigenza cubana, ma cerca anche di identificare chi potrebbe occupare spazi di potere se questa pressione dovesse provocare una riconfigurazione del regime.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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