Un residente di Placetas, comune di Villa Clara, ha documentato questa settimana la disperata ricerca di generi alimentari di base nella sua località: giorni senza uova disponibili, cartoni accaparrati per ordini precedenti e una bottiglia di olio che arriva a costare 4.000 pesos cubani.
Il video, pubblicato su Facebook dal creatore noto come DeRoche, ha accumulato più di 168.000 visualizzazioni ed è diventato un ritratto crudo della crisi alimentare che colpisce il centro del paese.
L'autore racconta che per tre o quattro giorni consecutivi non ci sono stati uova a Placetas. Quando finalmente trovò il prodotto, la fila che fece non diede i risultati sperati: «Mi ritrovai a fare una fila per comprare un cartone di uova che alla fine si trasformò in tre ovetti, perché i cartoni erano già prenotati».
Pagò 40 pesos per unità. «Con tre uova, non sono nemmeno riuscita a farmi un fritto per il pomeriggio», ammette.
Il giorno dopo, il panorama è peggiorato. Lo stesso prodotto che il giorno precedente costava 40 pesos, è apparso a 200 pesos l'unità. «Oggi sono uscito di nuovo a comprare uova e ho trovato un cartone di uova, e indovina a quanto era: era a 200 pesos», dice nel video.
Questa cifra coincide con i prezzi registrati questa settimana in altre parti del paese. A L'Avana Vieja, l'uovo costa circa 190 pesos l'unità e il cartone supera i 5,700 pesos; ad Alamar si segnalano anche 200 pesos per unità. Nella stessa Placetas, fonti locali lo collocano a 160 pesos.
La ricerca di grasso per cucinare si rivelò altrettanto infruttuosa. DeRoche percorse tutti i punti vendita del comune in cerca di strutto senza riuscirci.
«Quasi faccio il tour de Francia cercando burro e non l'ho trovato», dice con ironia. La scarsità ha una spiegazione strutturale: Villa Clara ha perso circa 181.000 bovini in un decennio, con mortalità di vitelli a causa di malnutrizione, secondo un rapporto dello scorso luglio che ha riconosciuto la grave crisi zootecnica che affronta la provincia.
L'unico sostituto disponibile era olio, ma a un prezzo che l'autore definisce insostenibile: 4.000 pesos per bottiglia.
La escalata incontrollabile dell'olio a Cuba ha un chiaro innesco normativo: la Risoluzione 150/2026 del Ministero delle Finanze e dei Prezzi, pubblicata il 20 giugno, ha eliminato i limiti dei prezzi al dettaglio per gli oli commestibili importati, abrogando regolamenti precedenti che fissavano il limite a 990 pesos al litro.
Da allora, il prezzo non ha smesso di salire: si aggirava intorno ai 1.500 pesos in aprile, è arrivato a 2.000-2.500 pesos a luglio e ad agosto già supera i 4.000 pesos in diverse province, con punte di fino a 7.000 pesos in alcune zone.
Il governo municipale di Guantánamo ha cercato di contenere la situazione fissando un «prezzo di riferimento» di 2.200 pesos al litro, ma ha chiarito che non si trattava di un tetto obbligatorio, il che illustra l'impotenza delle autorità locali di fronte all'aumento incontrollato dei prezzi senza freni apparenti.
Villa Clara affronta inoltre una crisi energetica e alimentare che dura da mesi. A maggio, i blackout di fino a venti ore al giorno e la mancanza di gas domestico hanno costretto migliaia di famiglie a dipendere da cibo preparato venduto da enti statali.
A luglio, le cantine di Santa Clara hanno iniziato a distribuire razioni di riso, coditos e caldosa direttamente nei quartieri.
DeRoche conclude il suo video con una domanda che riassume l'angoscia di migliaia di cubani: «Come staranno gli anziani pensionati? Come staranno le persone che dipendono dalla carità degli altri per riuscire a trascorrere la giornata?».
E la sua stessa risposta non lascia spazio all'ottimismo: «Se domani ci svegliamo e mangiamo, è grazie alla grande misericordia di Dio. Perché ci stiamo mangiando vivi, mangiando denaro, e un denaro che non entra».
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