Il ex governatore dello stato di Carabobo, economista venezuelano Henrique Salas Römer Senior, di 90 anni, ha previsto in un'intervista con CiberCuba che l'isola vivrà un cambiamento politico nel 2027, prima che il Venezuela riesca a stabilizzarsi, il che secondo la sua previsione avverrà all'inizio del 2028.
Salas Römer, laureato a Yale ed ex candidato presidenziale venezuelano nel 1998, è stato chiaro nel fissare quel orizzonte temporale. «Credo che il 2027 sia l'anno in cui Cuba uscirà da questo».
Quando la giornalista Tania Costa reagì con sorpresa di fronte alla lontananza della scadenza, l'economista fece appello al realismo. «Guarda, non voglio provocare disincanto, quello che mi chiedi è realismo. E non posso fare altro che analizzare lasciando da parte il cuore. A vedere le cose senza passione».
Su argomento centrale è che Washington non agirà con misure ad alto rischio contro Cuba durante il periodo delle elezioni interne statunitensi previste per novembre di quest'anno. «Credo che gli Stati Uniti non adotteranno misure finché ci sarà questa elezione. È a novembre che inizia, poi arriva il Natale», ha spiegato, in riferimento alle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026.
Quel calendario politico condiziona, secondo Salas Römer, qualsiasi azione significativa dell'Amministrazione Trump verso l'isola, almeno fino al 2027. La approvazione di Trump si aggira attorno al 34-37% e gli analisti attribuiscono ai democratici circa l'81% di probabilità di riconquistare la Camera dei Rappresentanti, il che riduce il margine politico per avventure ad alto costo prima di quella data.
Cuba attraversa nel 2026 una crisi umanitaria senza precedenti, con blackout di fino a 25 ore consecutive, oltre 96.000 interventi chirurgici rinviati, solo il 30% del quadro base di medicinali disponibile e il 33,9% delle famiglie che soffrono di fame persistente.
Salas Römer ha tracciato un parallelo con il Venezuela, dove ha stimato tra 60.000 e 70.000 le persone scomparse, e ha avvertito che Cuba affronta una sfida ancora maggiore: quattro generazioni sono cresciute sotto il regime senza una memoria vivente di com'era il paese prima del 1959.
Nel calcolare gli anni trascorsi, l'economista non ha nascosto la sua indignazione: «Quanti anni saranno passati? 59 da qui, giusto? 68. Nell'anno 27 sono 68. Cosa si dice? Presto? Beh, ma più o meno sono 68 anni. Troppi. Troppi, vero? Troppi, troppi».
L'analisi di Salas Römer coincide con l'orizzonte della Concertazione Democratica Cubana, che ha pubblicato una Legge Elettorale Provvisoria prevista per i processi elettorali del 2027-2028, e con le piattaforme di previsione che indicavano una probabilità del 52% che Miguel Díaz-Canel lasciasse il potere prima del 2027.
L'economista venezuelano ha concluso la sua riflessione con un riferimento emotivo alla cultura dell'isola: «Per la terra di Celia Cruz, di Guillén, della Sonora Matancera... Ti piace la musica cubana? A me piace. Di Pérez Prado».
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