Un video registrato dall'interno delle macerie da uno dei soccorritori è diventato oggi uno dei testimoni più emozionanti del devastante terremoto che ha colpito il Venezuela.
Nelle immagini, diffuse su X dall'utente Cristian Crespo F., si vede un gruppo di uomini senza caschi né attrezzature professionali che lavorano per liberare una donna di nome María Elena intrappolata sotto le macerie.
La frase che riassume il momento viene pronunciata da uno dei soccorritori direttamente alla vittima per darle coraggio: «Usciremo tutti e quattro di qui. Siamo entrati in tre, usciremo in quattro. Hai sentito, María Elena? Va bene, tesoro, che andremo a prendere un caffè».
Nell'audio si sente come gli uomini coordinano l'estrazione di una trave di circa un metro di lunghezza che intrappola la donna, verificano se riesce a muovere i piedi e la tranquillizzano di fronte al rischio che il tetto cedesse.
Uno dei soccorritori riconosce ad alta voce il pericolo che corre, ma non indietreggia: «Se crolla il soffitto io rimango chiuso qui con te e non voglio restare chiuso con te, perché mio figlio mi sta aspettando a casa», dice, prima di ribadire che i quattro usciranno insieme.
Crespo F. ha descritto questi uomini come «veri eroi del Venezuela» che agiscono «senza elmetti, senza strumenti, con le unghie, offrendo una parola di incoraggiamento», e ha concluso il suo post con una frase che riassume il peso del momento: «Questo è durissimo».
Il salvataggio avviene due giorni dopo che due terremoti di magnitudo 7,2 e 7,5 hanno colpito il nord del Venezuela con appena 39 secondi di differenza, mercoledì 24 giugno alle 18:04 ora locale, con epicentro nello stato di Yaracuy. Il Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) lo ha classificato come il peggior disastro sismico registrato nel paese dal 1900.
La zona costiera di La Guaira —Macuto, Catia la Mar e Caraballeda— concentra i maggiori danni, con decine di edifici crollati e interi quartieri distrutti.
Questo venerdì, la presidente incaricata Delcy Rodríguez ha elevato il bilancio ufficiale a 589 deceduti e 2.980 feriti, una cifra che triplica i 164 morti segnalati appena 24 ore prima.
L'USGS ha stimato con una probabilità del 42% che il numero finale delle vittime potrebbe aggirarsi tra 10.000 e 100.000, mentre l'ONU ha calcolato che fino a 6,76 milioni di persone potrebbero essere state colpite.
La crisi umanitaria preesistente in Venezuela aggrava la situazione: la carenza di attrezzature di soccorso professionali e l'infrastruttura deteriorata costringono i cittadini improvvisati a guidare molte delle operazioni tra le macerie, mettendo a rischio le proprie vite.
Tra i salvataggi documentati, tre fratelli sono stati estratti vivi dall'edificio Mansión Charaima a Caraballeda, e un bambino è stato salvato illeso dai vicini tra le macerie.
Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha fissato una finestra critica di tra 48 e 72 ore per localizzare i sopravvissuti in vita, mentre il Comando Sur ha mobilitato forze militari per supportare le operazioni di salvataggio, un gesto storicamente significativo dato l'antagonismo tra Washington e il governo di Nicolás Maduro.
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