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Il popolare attore e comico cubano Luis Silva, creatore del personaggio Pánfilo, ha lanciato giovedì una ferma critica al regime sui suoi social network dopo l'annuncio di un pacchetto di riforme economiche da parte del governo di Miguel Díaz-Canel.
A attraverso di una storia sui suoi profili verificati, Silva ha reagito alla notizia che Díaz-Canel ha ammesso degli errori e ha promesso di «smantellare divieti» per migliorare l'economia dell'isola, definendo la situazione «incredibile e divertente».
«Incredibile e divertente che per anni, ogni volta che devono fare presunti cambiamenti, devono ELIMINARE DIVIETI», ha scritto il comico su uno sfondo rosa, prima di concludere con una sentenza in lettere maiuscole su uno sfondo rosso: «VOI SAPIATE ESSERE IL VERO FRAMMENTO ALLA PROSPERITÀ DEI CUBANI!»
L'argomento centrale di Silva punta direttamente a decenni di restrizioni autoimposte dallo stesso regime: «Se fin dagli anni '90 avessero permesso alla gente di prosperare e crescere senza limiti, ostacoli o divieti, oggi il popolo vivrebbe meglio», ha sottolineato.
La pubblicazione è arrivata dopo che il primo ministro Manuel Marrero Cruz ha presentato all'Assemblea Nazionale un pacchetto di 176 misure economiche, descritto dallo stesso governo come il maggiore tentativo di riforma strutturale dal Periodo Speciale degli anni '90.
Tra le misure annunciate figurano l’apertura alla banca privata, la compravendita di azioni di imprese statali, la dollarizzazione parziale, maggiore autonomia per le piccole e medie imprese private, l'eliminazione dei tetti ai prezzi e un accesso ampliato agli investimenti esteri, raggruppate in 23 assi fondamentali.
Il stesso Díaz-Canel ha riconosciuto di fronte ai deputati che «ci sono ostacoli che non vengono dall'esterno né dall'embargo», ammettendo che parte della crisi ha origine interna, e ha aggiunto che «l'errore non è stato sollevarle, ma averle rimandate», riferendosi a riforme discusse da anni senza concretizzarsi.
Questa ammissione rinforza precisamente l'argomento che Silva sostiene da anni sui suoi social media, dove conta più di 2,6 milioni di seguaci su Facebook e genera decine di migliaia di interazioni con ogni pubblicazione.
Non è la prima volta che l'umorista affronta il regime con questo tipo di accuse. Nel marzo del 2021 denunciò il «blocco interno» generato dalle stesse normative cubane, indicando la Dogana Cubana come il vero ostacolo per i cittadini. Nell'agosto del 2022 richiese al governo un'apertura economica totale, esortandolo a «finire di aprire il rubinetto in modo completo» invece di farlo «goccia a goccia». Nell'ottobre del 2024 chiese le dimissioni dei responsabili per la crisi energetica dopo un blackout generale sull'isola.
Il telone di fondo di questa nuova critica è una Cuba in caduta libera: la CEPAL prevede una contrazione del PIL del -6,5% per il 2026, mentre The Economist Intelligence Unit stima -7,2% e l'economista Pedro Monreal avverte di uno scenario di fino a -15%. Il paese soffre di blackout da 20 a 25 ore al giorno in varie zone, con deficit di produzione che hanno superato i 2.000 megawatt, oltre a una scarsità generalizzata di cibo e farmaci.
In questo contesto, gli analisti avvertono che le 176 misure potrebbero replicare il modello di privatizzazione sovietico degli anni '90, avvantaggiando l'élite al potere con informazioni privilegiate invece di beneficare il popolo cubano.
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