«Nessuno scappa per il comunismo», ragiona un poeta popolare cubano

Il poeta popolare cubano José Martínez ha pubblicato da Miami la poesia «Nadie huye para el comunismo», che ha accumulato quasi 20.000 riproduzioni su Facebook. In décimas e altre forme strofiche, attraversa riferimenti al Muro di Berlino, al Vietnam e alle due Coree per sostenere che l'esodo umano punta sempre in direzione opposta al comunismo. La poesia arriva nel bel mezzo della maggiore crisi migratoria ed energetica di Cuba in decenni.



Calle a L'Avana Vecchia (Immagine di riferimento)Foto © CiberCuba

Il poeta e creatore di contenuti cubano José Martínez, residente a Miami, ha pubblicato questo fine settimana sabato un reel su Facebook in cui recita una poesia intitolata «Nadie huye para el comunismo», un argomento politico in décimas e altre forme strofiche che attraversa tappe storiche del ventesimo secolo per dimostrare che l'esodo umano punta sempre in direzione opposta al comunismo.

Il video, di un minuto e 28 secondi, ha accumulato quasi 20.000 visualizzazioni e oltre 1.200 likes in poche ore, il che evidenzia la sua affinità con le voci critiche cubane seguite sui social network.

La pièce si apre con una premessa che il suo autore presenta come di buon senso: «Quando si è vista la gente / fuggire dal comunismo, / anche il più semplice empirismo / ti mostra ciò che è evidente, / del passato e del presente, / come parlare dell'acqua fredda».

Fin dall'inizio, Martínez, che è anche psicologo e imprenditore, costruisce il suo argomento con tre riferimenti storici. Il primo è il Muro di Berlino: «In Germania moriva / il popolo attraversando il muro / cercando un futuro migliore, / Nino Bravo lo narrò / quando "Libre" ci cantò», in riferimento alla celebre canzone del cantante spagnolo, comunemente associata a coloro che perdevano la vita cercando di fuggire verso occidente.

Il secondo è il Vietnam, dove si sottolinea che «il comunismo proibisce, / i vietnamiti scappano, / le famiglie sono separate / e un'élite si aggrappa». Il terzo si concentra sulla penisola coreana: il nord immerso nella miseria, e il sud che mostra «una fiera di creazione e sviluppo».

Dopo gli esempi storici, Martínez indirizza la sua critica a quanti difendono il comunismo dalla comodità del mondo libero: «È una vergogna / sentire gente nel mondo / difendere il nauseabondo / sistema dal divano. / Ragazzo, vai lì / a goderti la scarsità». La sfida ironica è diretta: se a dicembre vanno in vacanza, «non sceglieranno mai la Corea / del Nord ma la Francia», e preferiranno «un soggiorno / a Lisbona, Venezia o Roma».

Il giudizio è contundente. Martínez qualifica il comunismo e la sua difesa come un «carcinoma che si è insediato nella psiche» e conclude che sostenerlo senza vivere le sue conseguenze «è egoismo e malvagità, / perché nella sua dichiarazione / sa che la popolazione / muore senza libertà».

Il poema viene pubblicato mentre Cuba attraversa la sua crisi più grave in decenni. I demografi stimano che tra il 2021 e il 2025 siano emigrati più di 1,5 milioni di cubani, e che, ad oggi, la popolazione effettiva dell'isola oscilli tra 8,6 e 8,8 milioni di abitanti. 

A questa emorragia demografica si aggiunge una crisi energetica senza precedenti: Cuba ha registrato a maggio un deficit elettrico di 2.204 MW, con blackout di fino a 22 ore giornaliere all'Avana e di 40 e 50 ore nelle province. 

Questa opera segue una saga di poesie virali di Martínez sui social. Il 26 aprile ha pubblicato una in omaggio al combattente cubano «Spiderman», fermato per aver protestato dal suo balcone. L'8 maggio ha lanciato una satira riguardo all’invito del primo ministro Manuel Marrero affinché i turisti visitassero Cuba. E il 16 maggio ha pubblicato una poesia sulla visita del direttore della CIA a La Habana, che ha anch'essa accumulato migliaia di visualizzazioni.

Tra i commenti al reel, diversi follower hanno concordato sul fatto che la poesia riassume con precisione ciò che milioni di cubani hanno vissuto in prima persona: che nessuno abbandona il proprio paese, la propria famiglia e la propria storia per andare a vivere sotto il comunismo, ma esattamente per fuggire da esso.

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