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Lo scrittore e repentista cubano Juan Carlos García Guridi ha pubblicato giovedì sul suo profilo Facebook un sonetto intitolato «Cuentan» che sintetizza con un gravità sconvolgente la frustrazione storica e contemporanea di Cuba: un paese che, con le sue stesse parole, «è rimasto nella parola, nella promessa».
Il poema, composto da 14 versi organizzati nella forma classica del sonetto —due quartine e due terzine—, si apre con una domanda che colpisce direttamente la coscienza collettiva cubana: «Quale paese è questo che ci è toccato? / È rimasto nella parola, nella promessa; / vedo una croce che l'anima gli attraversa, / chi lo ha maledetto, chi lo ha tradito?»
Ciò che segue non è solo una denuncia del presente, ma un percorso deliberato attraverso la storia di promesse tradite che precedono persino la Rivoluzione.
Il protagoniista della poesia di García Guridi rifiuta fin dall'inizio l'argomento ufficiale che per decenni ha servito da scudo al regime: «Non parlatemi di Batista, del passato / ciò che avete da dire non mi interessa; / preferisco parlare del mondo che mi pesa, / di Zayas, Grau, di Prío e di Machado...»
Invocando quei quattro presidenti della Repubblica antecedenti al 1959, il soggetto lirico del poema potrebbe stare evocando una sequenza di fallimenti che trascende qualsiasi regime particolare: Alfredo Zayas governò tra il 1921 e il 1925 in mezzo a una crisi economica e a accuse di corruzione; Gerardo Machado fece campagna con il motto «acqua, strade e scuole» e finì come dittatore reprimendo l'opposizione; Ramón Grau San Martín promise la «cubanitá» e il suo periodo fu contrassegnato dal pandillerismo e dalla violenza politica; Carlos Prío Socarrás arrivò con riforme e il suo mandato fu associato al gangsterismo e alla malversazione.
Sembra chiaro il messaggio: il problema di Cuba non è iniziato nel 1959 e non finirà con un cambio di nome al potere: è necessario costruire il paese che ci dobbiamo.
Il terzetto centrale del sonetto introduce un riferimento che molti lettori riconosceranno immediatamente: «Si dice che una bugia ripetuta / diventi verità, e che la vita / parli del sublime con l'asperità.» L'allusione al principio di propaganda attribuito a Joseph Goebbels, applicato qui al discorso politico cubano di decenni, non necessita di ulteriori spiegazioni per coloro che hanno vissuto sotto tale discorso.
Il poema si chiude con una dichiarazione di perplessità che è anche una presa di distanza: «Non sono Fidel né tantomeno Raúl / e siccome scrivo, canto e sbaglio / non so che tipo di paese sia questo...» Con questi versi, il parlante lirico che disegna García Guridi si distacca da qualsiasi identificazione con il potere rivoluzionario e rivendica la sua voce come quella di un cittadino comune, disorientato di fronte a ciò che ha ereditato.
Il sonetto arriva in un momento in cui Cuba sta attraversando una delle sue peggiori crisi energetiche: blackout che superano le 20 ore giornaliere in molte province, un deficit record di produzione elettrica di 2.153 MW registrato il 13 maggio, e un'economia in contrazione strutturale che lo stesso governo ha ammesso fin da dicembre 2025 renderebbe il 2026 un anno «difficile». L'immagine che accompagna i versi è proprio di un blackout.
In aprile di quest’anno sono state registrate più di 1.100 proteste, denunce ed espressioni di malcontento nel paese, secondo i rapporti, e la Unión Eléctrica già a dicembre 2025 aveva previsto interruzioni di corrente che avrebbero colpito fino al 61% del territorio contemporaneamente: la realtà è stata molto peggiore.
Non è la prima volta in epoche recenti che García Guridi utilizza la poesia per mettere a fuoco la crisi cubana. Lo scorso 29 maggio, lo stesso poeta ha pubblicato una décima umoristica sulla possibilità di un intervento militare statunitense —con la portaerei USS Nimitz dispiegata nei Caraibi e le dichiarazioni di Donald Trump sulla Cuba— che ha circolato ampiamente anche sui social media.
In quella decima, il tono era di umorismo nero; in «Cuentan», l'umorismo cede il passo alla gravità e la disperazione si trasforma in poesia.
García Guridi, nato a Batabanó nel 1968, è uno dei coltivatori e ricercatori più attivi della décima e della poesia popolare a Cuba, con oltre una dozzina di libri pubblicati. Il sonetto «Cuentan» rappresenta, in quattordici versi, ciò che milioni di cubani provano ma non sempre trovano parole per esprimere.
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