Laura Fernández Delgado, presidente della Costa Rica, ha sostenuto le misure di pressione diplomatica ed economica che gli Stati Uniti applicano sul regime cubano, affermando in una intervista esclusiva con NTN24 diffusa questo venerdì che di fronte a una dittatura che opprime il suo popolo non esiste spazio per l'ambiguità.
Fernández è stato categorico nel tracciare una linea morale senza sfumature: «Nella democrazia ci sono cose che non sono grigie, o sono giuste o sono sbagliate, e di fronte a qualsiasi dittatore che opprime il suo popolo con la fame e nega la possibilità di vivere dignitosamente, lì non c'è spazio per il grigio».
La mandataria ha ampliato il suo argomento sottolineando che la gravità della situazione a Cuba giustifica qualsiasi strumento di pressione disponibile: «Quando ci sono vite umane in gioco, quando si è perso tutto sotto il giogo di una dittatura, quando non ci sono lavori dignitosi, dove trovare acqua pulita, dove avere un’occupazione (...) qualsiasi misura diplomatica e di pressione economica risulta valida».
Per Fernández, l'obiettivo finale è chiaro: che «arrivi quella luce» della democrazia, la stabilizzazione istituzionale e il recupero delle libertà e dei diritti umani per il popolo cubano.
La presidenta ha anche confermato che la Costa Rica mantiene la decisione di ritirare la sua ambasciata all'Avana, adottata a marzo dal suo predecessore Rodrigo Chaves, e l'ha riaffermata come propria. Ha definito questo passo come «una dimostrazione di supporto al processo di democratizzazione» che spera arrivi presto ai cittadini cubani. Dal 1 aprile, le relazioni tra i due paesi sono state ridotte al piano consolare, con l'assistenza ai cittadini costaricani canalizzata tramite Panama.
Fernández ha assunto la presidenza l'8 maggio dopo aver vinto le elezioni al primo turno con il 48,5% dei voti, sostenendo una politica di mano dura contro il crimine e una riforma strutturale dello Stato. Ancor prima di assumere, l'allora presidente eletto aveva sostenuto la rottura diplomatica con Cuba, e a maggio ha ricevuto a San José l'oppositore cubano Orlando Gutiérrez Boronat, rafforzando l'allineamento del suo governo con la causa della libertà nell'isola.
Questo allineamento si estende anche a Washington. Il segretario di Stato Marco Rubio ha congratulato Fernández dopo la sua vittoria elettorale, segno della comprensione tra i due governi in materia di politica emisesferica.
Le dichiarazioni di Fernández arrivano in un contesto di pressione statunitense senza precedenti sul regime di Miguel Díaz-Canel. Dall'inizio del 2026, l'amministrazione Trump ha imposto più di 240 sanzioni: ha sanzionato GAESA e la sua presidente il 7 maggio, e il 4 giugno le misure hanno colpito direttamente il presidente Miguel Díaz-Canel, sua moglie Lis Cuesta e Alejandro Castro Espín, figlio dell'ex dittatore Raúl Castro. Trump ha anche firmato l'Ordine Esecutivo 14404, che ha ampliato le sanzioni secondarie a imprese e banche straniere che operano con entità cubane sanzionate.
sotto queste misure e con la crisi multidimensionale che avanza da anni a Cuba, il panorama dell'Isola è diventato desolante: interruzioni di corrente di oltre 20 ore al giorno in diverse zone, e in alcune, addirittura, si arriva a 30 e 40 ore; un deficit elettrico superiore ai 2.000 MW ripetuto a maggio e giugno e una grave carenza di cibo, acqua e medicinali. Le pensioni degli anziani equivalgono in media a soli 9 dollari mensili. La crisi umanitaria che devasta Cuba ha portato l'ONU a lanciare un piano di risposta da 94,1 milioni di dollari per assistere circa due milioni di persone, sebbene all'inizio di giugno quella chiamata rimanesse finanziata per meno di un terzo.
Riguardo al Venezuela, Fernández è stata chiara nel sostenere la cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, definendola «una luce per tutti noi che abbiamo atteso il ritorno del Venezuela al percorso democratico», e ha ribadito che «la Costa Rica sostiene tutte le azioni internazionali attraverso i canali diplomatici appropriati affinché il Venezuela sia libero».
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