"Portate via i vostri diplomatici": Costa Rica chiede al regime di chiudere l'ambasciata

Personale dell'ambasciata di Cuba in Costa RicaFoto © Facebook / Ambasciata di Cuba in Costa Rica

Il Governo della Costa Rica ha richiesto a Cuba di ritirare il suo personale diplomatico accreditato a San José e di mantenere solo la sua rappresentanza consolare, mentre ha confermato la chiusura della sua ambasciata all'Avana, in una decisione che inasprisce al massimo la relazione bilaterale a livello politico e diplomatico.

La misura è stata esposta pubblicamente dal cancelliere Arnoldo André e supportata con dichiarazioni più incisive dal presidente Rodrigo Chaves.

"Portate via i vostri diplomatici. Se volete lasciare qui funzionari del consolato in Costa Rica, benvenuti. Noi non avremo un consolato lì, vi assisteremo da Panamá", hanno dichiarato.

Secondo la dichiarazione del cancelliere, l'ambasciata della Costa Rica a L'Avana non dispone di personale diplomatico dal 5 febbraio scorso.

André ha affermato che la chiusura della sede diplomatica costituisce “un segnale fermo di preoccupazione” e un invito affinché avvengano “cambiamenti significativi” che permettano di ristabilire, in futuro, le condizioni necessarie per una eventuale normalizzazione completa delle relazioni diplomatiche.

In questo contesto, il governo costaricano ha chiesto a L'Havana di procedere “in modo reciproco” con il ritiro del suo personale diplomatico in Costa Rica e di mantenere soltanto la sua rappresentanza consolare per l'assistenza ai cittadini cubani residenti nel territorio costaricano.

Secondo André, la richiesta è formulata in conformità con le pratiche internazionali che regolano le relazioni tra gli Stati. Il cancelliere ha aggiunto che la Costa Rica continuerà a osservare attentamente l'evoluzione della situazione a Cuba.

L'annuncio è stato accompagnato da un intervento molto più diretto del presidente Rodrigo Chaves, che ha affermato che il suo governo non riconosce la legittimità del "regime comunista di Cuba", facendo riferimento al "maltrattamento", alla "repressione" e alle "condizioni indegne" che, secondo quanto detto, subiscono gli abitanti dell'isola.

"Sufficiente è sufficiente"

Nelle sue dichiarazioni, Chaves ha sostenuto inoltre che “è sufficiente” e ha attaccato il sistema politico cubano, che ha definito un modello fallito dal 1959.

Nel suo discorso, ha ripercorso episodi come il cosiddetto "periodo speciale" seguito alla caduta del blocco socialista nell'Europa dell'Est e la successiva dipendenza da parte di Venezuela e del suo petrolio, per sostenere che il regime cubano è sopravvissuto appoggiandosi ad altri paesi senza risolvere la situazione interna dell'isola.

La decisione costaricana è stata presentata come una risposta al deterioramento dei diritti umani a Cuba e al peggioramento della crisi interna, caratterizzata da repressione, blackout e scarsità diffusa.

In questo stesso contesto, il cancelliere André denuncia un aumento della persecuzione nei confronti di attivisti, oppositori e cittadini critici nei confronti del governo cubano, così come un inasprimento delle restrizioni alle libertà fondamentali come l'espressione, l'associazione e la manifestazione pacifica.

Menziona anche il peggioramento delle condizioni di vita a causa della mancanza di cibo, medicinali e servizi di base.

Una rottura di fatto

Come parte di questa ridefinizione della relazione bilaterale, Costa Rica cerca di limitare la presenza cubana sul proprio territorio al piano strettamente consolare, mentre considera non fattibile il normale funzionamento della propria ambasciata a L'Avana.

La misura, pertanto, configura una rottura diplomatica de facto, sebbene non una soppressione totale dei legami, poiché verrebbero mantenuti meccanismi consolari minimi.

Il governo costaricano inquadra questo passo come un chiaro messaggio politico nei confronti delle autorità cubane e, allo stesso tempo, come un'espressione di solidarietà con il popolo dell'isola.

Chaves ha riconosciuto che la decisione susciterà critiche, ma l'ha difesa come una risposta necessaria di fronte a quello che considera un limite inaccettabile nella situazione cubana.

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Redazione di CiberCuba

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