La giornalista della televisione statale cubana Bárbara Betancourt, che afferma di aver lavorato direttamente con Raúl Castro, ha dichiarato di sentirsi «indignata» per l'accusa federale presentata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, la quale ha definito «perversa e infame».
La portavoce è stata intervistata giovedì su Canal Caribe per difendere l'ex dittatore dopo i capi d'accusa penali federali annunciati mercoledì scorso, data dell'anniversario dell'indipendenza formale di Cuba nel 1902.
La giornalista ha assicurato che la sua reazione non è stata sorpresa ma «indignazione»: «Questo era qualcosa che si prevedeva, perché ne avevano parlato, ma si prevedeva da molti anni».
Ha descritto l'accusa come «un compendio di cinismo, ipocrisia e falsità» e ha affermato che «non ha nulla a che fare con la giustizia, tanto meno con la verità».
Betancourt ha sostenuto che Washington «aveva archiviato questo spettacolo da tempo» e che ha scelto deliberatamente il 20 maggio per il suo significato simbolico per settori dell’esilio cubano.
La giornalista ha anche tracciato un parallelo tra la situazione di Raúl Castro e l'arresto di Nicolás Maduro in Venezuela, avvertendo che entrambi i casi farebbero parte di una stessa strategia di aggressione esterna, anche se ha riconosciuto che «sono scenari diversi».
Riguardo a una possibile risposta militare, Betancourt è stata categorica: «Non sarà una passeggiata. Non sarà una passeggiata, per milioni di ragioni che credo ciascuno sappia quali siano».
Interrogata su come reagirebbe lo stesso Raúl Castro, ha risposto che l'ex dittatore «potrebbe stare preparando la sua risposta», ricordando le sue stesse parole di addio: «mentre vivrò, terrò il piede nello staffa».
La intervista si svolge nell'ambito di una risposta coordinata del regime cubano alle accuse federali, che includono cospirazione per assassinio di cittadini statunitensi, distruzione di aeromobili e quattro accuse di omicidio per l'abbattimento di due aerei di Hermanos al Rescate il 24 febbraio 1996, che costò la vita a Armando Alejandre Jr., Carlos Costa, Mario de la Peña e Pablo Morales.
Miguel Díaz-Canel ha definito l'accusa come «un'azione politica, senza alcun fondamento giuridico», mentre il cancelliere Bruno Rodríguez ha definito Marco Rubio «portavoce di interessi corrotti e vendicativi».
Questo venerdì, il Consiglio di Stato e il Parlamento cubano hanno formalmente condannato l'accusa, unendosi al coro di sostegno istituzionale all'ex dittatore.
La accusa ha un ambito pratico limitato: Raúl Castro ha 94 anni, non è sotto giurisdizione statunitense e non esiste un trattato di estradizione tra Cuba e Stati Uniti. Il gran giurì federale aveva restituito le accuse il 23 aprile 2026 e il caso è rimasto sotto la giurisdizione del Distretto Meridionale della Florida.
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