Manolín: «Gli Stati Uniti hanno responsabilità nei confronti di Cuba dopo 70 anni»

Manolín afferma che gli Stati Uniti sono complici della dittatura cubana se non agiscono e pone un dilemma a Washington: sollevare l'embargo o abbattere il regime.



Manolín e Donald TrumpFoto © Captura de video

Il musicista cubano Manolín, El Médico de la Salsa, ha dichiarato martedì in un'intervista con CiberCuba che gli Stati Uniti hanno una responsabilità storica diretta su quanto accaduto a Cuba negli ultimi sette decenni, poiché il regime ha utilizzato Washington come giustificazione permanente di tutta la repressione e la miseria.

«C'è un governo e c'è una dittatura che sta distruggendo il popolo di Cuba in nome degli Stati Uniti», ha dichiarato il cantante. «Dice che è per colpa degli Stati Uniti. Che la miseria è causata dagli Stati Uniti, che non c'è democrazia a Cuba per colpa degli Stati Uniti, che non possono permetterci la libertà di espressione per colpa degli Stati Uniti».

Per Manolín, questa logica ha paralizzato psicologicamente il popolo cubano per decenni. «Se gli Stati Uniti non fanno nulla fino a 90 miglia, cosa possiamo fare noi? Siamo disarmati», ha sottolineato, spiegando che la vicinanza geografica, invece di essere un vantaggio, ha funzionato come un freno: «Se fossimo stati più lontani dagli Stati Uniti, la dittatura non esisterebbe più. Ma essendo così vicini non ci favoreggia, ci danneggia».

Il cantante è stato chiaro nell'indicare la complicità implicita di Washington: «Gli Stati Uniti, chi tace acconsente. Se tu permetti questo, sei complice della dittatura».

Manolín si è dichiarato «critico accanito» del presidente Donald Trump, ma ha riconosciuto un cambiamento nella sua valutazione dell'amministrazione attuale. «Un giorno ho scoperto o mi sono reso conto che per la prima volta un presidente degli Stati Uniti si era davvero impegnato per la libertà di Cuba», ha affermato, sottolineando inoltre il ruolo di Marco Rubio, di origine cubana, come Segretario di Stato.

Da quella posizione, il cantante ha posto un dilemma binario a Washington: «O togli l'embargo affinché venga meno la giustificazione, o fai cadere la dittatura. E se ci hai messo tanto, ora abbattila direttamente».

Gli Stati Uniti hanno la responsabilità di aiutarci a uscire dalla dittatura. Hanno la responsabilità. Seriamente, seriamente, ha insistito.

Questa posizione rappresenta un'evoluzione radicale nel pensiero dell'artista. Storicamente critico nei confronti del governo cubano, Manolín aveva sempre lasciato una porta aperta alla rettifica del regime nelle sue dichiarazioni pubbliche. Dopo aver vissuto cinque anni a Cuba dopo 20 anni di esilio, afferma di aver perso ogni speranza di un cambiamento interno e ora sostiene apertamente la pressione esterna.

Il cantante ha abbandonato definitivamente l'isola nel settembre del 2024 e si è stabilito in Spagna, da dove ha intensificato le sue critiche al regime. Nell'aprile del 2026, ha paragonato la dittatura a un sequestrato e ha esortato il popolo cubano: «Non salvare il tuo carnefice, è l'ora della libertà».

Il contesto internazionale rafforza l'argomento di Manolín: a gennaio 2026, Trump ha firmato un'ordinanza esecutiva dichiarando Cuba «minaccia straordinaria e inusuale» e imponendo dazi sui paesi che esportano petrolio verso l'isola. Nello stesso mese, l'ONU ha qualificato la situazione a Cuba come emergenza umanitaria, riportando 96.000 interventi chirurgici rinviati e un milione di persone senza accesso regolare all'acqua potabile.

«Bisogna metterci fine subito. È un problema morale, è un problema che non può continuare, basta così. Non può essere», concluse Manolín.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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