Manolín «El Médico de la Salsa» condivide il suo sogno per Cuba: «La libertà e la democrazia, il dono più grande»



Un'illustrazione di come i cubani celebreranno la caduta del tiranno (Illustrazione generata con IA)Foto © CiberCuba/Sora

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Manolín El Médico de la Salsa ha pubblicato questo domenica su Facebook un messaggio intitolato «Si sta avvicinando un giorno felice», in cui immagina come sarebbe Cuba in libertà e democrazia, e rivolge le sue parole direttamente ai dirigenti del regime che, secondo lui, hanno sottratto al popolo il suo diritto più sacro.

«La libertà e la democrazia sono il dono più grande che un popolo possa ricevere e ancor di più, il popolo cubano che ha sofferto così tanto in questi quasi 70 anni, gli attacchi di una dittatura che gli ha sottratto il suo diritto più sacro», ha scritto il cantante nel suo post.

Come esempio concreto di cosa significhi la libertà, Manolín evoca un'immagine semplice ma potente: «Sarà bello vedere i cubani confrontare idee diverse in TV, senza che nessuno dei due corra il rischio di perdere il lavoro, né rischi di ricevere botte e prigione per esporre liberamente le proprie idee».

L'artista contrasta questa visione con la realtà che descrive come «il sequestro del potere, l'autoritarismo, la censura, il ricatto, la repressione, il carcere e l'esilio», e afferma che questo non è il paese che vogliono i cubani.

Nel testo, Manolín rivolge anche un messaggio diretto ai leader del regime, che definisce «mamarrachos della dittatura»: «Spero siano vivi da qualche parte per poterlo vedere e rendersi conto di quanto fossero pazzi. Per vedere cosa non ci lasciavano fare con il nostro paese».

La pubblicazione di questo lunedì è la più recente di una serie di pronunciamenti politici che il cantante ha intensificato nelle ultime settimane.

Il 17 aprile, Manolín ha criticato l'invito di Díaz-Canel a prepararsi per una presunta aggressione militare degli Stati Uniti, dichiarando: «È sempre stato così, non chiamano il popolo per niente di buono. Per l'Angola guerra, per l'Etiopia guerra... e ora anche a Cuba guerra».

Il 24 aprile ha pubblicato una lunga allegoria intitolata «Non è mai stato amore, è stato un rapimento», in cui ha paragonato la dittatura a un rapitore e ha esortato il popolo cubano: «Non salvare il tuo carnefice, è l'ora della libertà».

Questo attivismo digitale di Manolín avviene in un contesto di escalation repressiva documentata a Cuba, dove il regime ha dichiarato il 2026 come «Anno di Preparazione per la Difesa» e Raúl Castro ha approvato piani di «Stato di Guerra».

La postura opositore di Manolín non è nuova. Già nel marzo 2020 il cantante invitava a rovesciare la dittatura con le parole: «Si rovescia rovesciandola tutti insieme, alzando la voce, denunciando i suoi abusi. Che venga la libertà e la democrazia. Basta dittatura».

«Si sta avvicinando un giorno felice», conclude Manolín nel suo post, con un tono più speranzoso che combattivo, proiettando l'immagine di un paese che i cubani costruiranno insieme, con idee diverse, quando arriverà la libertà.

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Redazione di CiberCuba

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