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La Cancelleria di Panama ha tenuto mercoledì scorso una riunione di aggiornamento con i familiari dei sette cittadini panameni che rimangono detenuti a Cuba, con l'obiettivo di coordinare le gestioni diplomatiche necessarie per il loro ritorno nel paese.
Durante l'incontro, il cancelliere Javier Martínez-Acha ha conversato con Evelyn Castro, una delle tre panamensi liberate il 25 aprile, il cui testimonianza è considerata fondamentale per le autorità panamensi nel loro lavoro di mediazione e assistenza consolare nei confronti del regime cubano.
Castro ha ringraziato pubblicamente il cancelliere e il team consolare per gli sforzi che hanno permesso la sua liberazione, insieme ad altre due connazionali: Cinthia del Carmen Camarena e Abigail Sthefany Gudiño.
Le tre donne sono state liberate tramite le figure giuridiche di «collaboratore efficace» e «criterio di opportunità», e sono tornate a Panama tramite l'Aeroporto Internazionale di Tocumen lo stesso giorno.
Martínez-Acha ha definito quella liberazione come «un gesto di amicizia» da parte del governo cubano, anche se Panamá mantiene le negoziazioni per liberare i sette cittadini che sono ancora reclusi a Villa Marista, sede della Sicurezza dello Stato cubano e noto centro di detenzione di prigionieri politici.
I sette panameñi che continuano a essere detenuti sono Víctor Manuel Pinzón Cedeño, Anthony Williams Jules Pérez, Omar Gilberto Urriola Vergara, Maykol Jesús Pérez Almendra, Adalberto Antonio Navarro Asprilla, Patrochiny Jerodany Joseph Arisarena e José Luis Aguirre Baruco.
Il caso ha avuto inizio il 28 febbraio 2026, quando dieci cittadini panamegni sono stati arrestati all'Avana, nei quartieri di Boyeros e Jaimanitas, accusati dal Ministero dell'Interno cubano di realizzare e affiggere manifesti antigovernativi firmati dal CDPC (Camino a la Democracia Pacífica de Cuba).
Tra i messaggi dei cartelli figuravano frasi come «Abbasso la tirannia» e «Abbiamo fiducia in Donald Trump, Marco Rubio e Mike Hammer».
I detenuti affrontano accuse ai sensi dell'articolo 124 del Codice Penale cubano, che punisce la propaganda contro l'ordine costituzionale con pene fino a otto anni di carcere.
L'oppositore cubano José Daniel Ferrer, della UNPACU, ha offerto una versione alternativa sottolineando che i panamensi distribuivano anche aiuti umanitari —cibi e medicinali— ai prigionieri politici a Matanzas.
Dal momento iniziale del caso, il presidente panamaniano José Raúl Mulino ha istruito una strategia di negoziazione discreta combinata con assistenza consolare permanente.
L'ambasciatore Edwin Pitty ha incontrato i dieci detenuti a Villa Marista a marzo, e lo stesso ministro degli Esteri Martínez-Acha è volato a Cuba il 25 marzo, dove ha incontrato il presidente Miguel Díaz-Canel e il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla, visitando i detenuti e confermando che ricevevano un trattamento umanitario.
La liberazione graduale delle tre donne suggerisce che il regime cubano è disposto a negoziare in modo graduale, sebbene i sette uomini rimasti affrontino un processo giudiziario che Panama continua a gestire con discrezione nei confronti di La Habana.
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