La campagna di rimessa a Cuba tramite CADECA non convince i cubani: Invieresti i tuoi dollari tramite questa via?



Cubana ritira un rimessa in dollari in contante presso CADECAFoto © Facebook CADECA

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Cadeca ha pubblicato questo mercoledì sui suoi social immagini della prima operazione di remessa in una filiale di Guantánamo, mostrando una donna mentre ritira i suoi dollari allo sportello come simbolo dell'inizio del nuovo servizio.

FINCIMEX aveva attivato il ritiro delle remittance dall'estero in dollari presso gli uffici di CADECA, rappresentando una delle misure più significative del regime cubano per attrarre valute straniere in mezzo alla crisi economica.

Le pubblicazioni sono una evidente promozione del nuovo servizio di CADECA. Mostrano nelle foto anche la carta Clásica, un'opzione che il regime promuove come "un'opportunità per godere degli sconti" nei suoi negozi in dollari.

Facebook Cadeca

La popolazione non ha accolto il servizio con gioia, ma con dubbi a causa della mancanza di informazioni dettagliate sul processo. C'è sfiducia nel sistema bancario cubano, per i potenziali problemi di liquidità e la paura che non ci sia denaro contante disponibile, o che non ci sia elettricità negli uffici al momento di incassare il rimborso.

Le reazioni sui social media non si sono fatte attendere, caratterizzate per lo più da scetticismo, ironia e sfiducia verso il nuovo meccanismo di rimesse gestito da Cadeca.

Alcuni utenti mettono addirittura in dubbio la veridicità dell'annuncio: “Avevano connessione? Un miracolo... era solo per la foto”, ha ironizzato uno, mentre un altro ha ricordato che “Western Union lo faceva dal 1871”, mettendo in discussione il carattere innovativo della misura.

La mancanza di credibilità nelle istituzioni si è riflessa anche in commenti come: “Sicurezza assoluta… ahah” o “A un altro con questa storia”, evidenziando il rifiuto da parte della popolazione di fidarsi nuovamente di un sistema statale.

Uno dei principali timori riguarda la reale disponibilità di denaro. “È una trappola: poi vai e non hanno contante”, ha avvertito un utente di Internet, mentre un altro è stato più diretto: “Chi manda soldi da quelle parti è pazzo… poi diranno che non c'è contante”.

Nella stessa linea, diversi commenti fanno riferimento a esperienze precedenti: “Lascia che passino i giorni e comincino le storie sul fatto che non si può ritirare il denaro” oppure “Finché lo danno in contante, non ci sono problemi… oggi è una cosa, domani un'altra”.

Non sono mancate neppure le preoccupazioni riguardo alle condizioni del servizio: “Per ogni 100 dollari quanto restituisce il Governo?”, si è chiesto un utente, riflettendo l'ansia per eventuali commissioni o costi nascosti.

Altri, invece, hanno riassunto il sentimento generale con frasi più grafiche: “Vedrete come l’amo cattura i pesci” o “Continuo ad avere il tarlo dietro l’orecchio”, in chiara allusione alla diffusa sfiducia.

Inclusi fattori strutturali come i blackout sono emersi: “Se c'è corrente, certo…”, ha commentato un altro utente, ricordando le limitazioni del contesto cubano.

CiberCuba ha pubblicato un elenco completo delle filiali disponibili da Pinar del Río a Guantánamo, affinché i cubani possano identificare dove accedere al servizio in ogni provincia.

Il governo non lo ha detto specificamente, ma si deduce che la disponibilità del servizio dipende dai dollari raccolti ogni giorno in ogni filiale, il che significa che il servizio potrebbe non essere garantito per tutti i beneficiari in ogni momento.

Il contesto in cui emerge questa misura è critico nel paese. Le remesas formali sono diminuite del 70% rispetto al 2019, il che ha costretto il governo cubano a cercare nuove vie per raccogliere divise attraverso i canali ufficiali.

In parallelo, Correos de Cuba ha anche riattivato il suo servizio di trasferimenti internazionali, unendosi alla strategia dello Stato di ampliare i meccanismi formali per la ricezione di denaro dall'estero.

Da Stati Uniti, la situazione si è complicata anche per i mittenti, poiché è entrato in vigore un imposta federale dell'1% sulle rimesse inviate in contante, il che potrebbe disincentivare l'invio attraverso canali formali.

Analisti e critici sostengono che tutto questo schema risponde a una strategia del regime per ottenere dollari in piena crisi, approfittando della disperazione delle famiglie cubane che dipendono dal denaro inviato dall'estero per sopravvivere.

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Redazione di CiberCuba

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