Una denuncia pubblicata in Facebook dall'utente Alexis Torriente, all'interno del gruppo “Barrio de Mulgoba”, ha riportato alla luce una realtà che colpisce migliaia di famiglie cubane: l'abbandono di persone vulnerabili in mezzo alla crisi.
Il testimonio espone la situazione di un'anziana malata che, nonostante la sua condizione, riesce a sopravvivere praticamente senza supporto istituzionale, affrontando la scarsità con quel poco che riesce a ottenere per nutrire sé stessa e suo figlio.
“L'unica cosa che avevo da mangiare era un po' di fagioli,” racconta la donna in un video diffuso insieme alla denuncia, mostrando l'estrema precarietà in cui vive.
La scena è ancora più straziante quando descrive il suo giorno per giorno: improvvisa con ciò che trova, cerca di “risolvere” con un po' d'aglio o qualsiasi ingrediente compaia, e si aggrappa all’idea che, almeno, qualcosa di caldo possa alleviare la fame. Il riso, quando c'è, diventa il sostentamento principale.
Oltre alla scarsità, il racconto rivela un altro problema profondo: l'assenza di attenzione da parte dei servizi sociali. L'anziana assicura di essersi rivolta all'assistente sociale che le spetta dall'anno scorso, ma fino ad oggi non ha ricevuto risposta.
“Ancora mi ha detto: ‘Ti avviso, è che ci vuole tempo per scendere’”, racconta. E il giovane che la filma lancia una frase che riassume la disperazione di molti: “Ma quanto ci vuole, quando lei muore?" La risposta di Carmen è ancora più categorica: "Quando io muoio non mi serve più".
L'autore della denuncia, visibilmente indignato, mette in discussione la mancanza di sensibilità e l'inazione delle autorità locali. Nella sua pubblicazione, critica direttamente i lavoratori sociali e le istituzioni del comune di Boyeros, sottolineando che questi casi sono noti nei quartieri, ma non ricevono soluzione.
Denuncia anche irregolarità nei refettori destinati a persone vulnerabili, dove —secondo quanto afferma— l'aiuto si è trasformato in un “affare”, lasciando coloro che ne hanno più bisogno in una situazione di abbandono.
La testimonianza non riflette solo la lotta individual di questa madre, che affronta anche problemi di salute come un'ischemia cerebrale, ma evidenzia una crisi più ampia: quella di una società in cui sempre più persone anziane dipendono dalla solidarietà dei vicini per sopravvivere.
“Noi, il popolo, possiamo salvarci se impariamo a guardare di lato”, scrive Torriente, in un appello all’empatia e all’azione collettiva di fronte a una realtà che, per molti, non è più eccezionale, ma quotidiana.
Nel frattempo, l'anziana continua ad aspettare. Non una soluzione definitiva, ma qualcosa di così semplice come poter mangiare.
Secondo l'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani, l'89% della popolazione cubana vive in estrema povertà, e otto persone su dieci sopra i 61 anni smettono di fare colazione, pranzo o cena a causa della mancanza di denaro o scarsità.
In 2026, l'80% dei cubani ritiene che l'attuale crisi sia peggiore del Periodo Speciale degli anni '90.
Torriente ha chiuso la sua pubblicazione con una denuncia senza ambiguità: "Il governo che punisce il proprio popolo con la fame dovrebbe essere giudicato, ma sfortunatamente a Cuba non c'è giustizia. Solo il popolo salva il popolo".
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