Il lato che pochi hanno visto di Pánfilo, il cubano che chiedeva “jamaa”, sua sorella lo racconta dopo la sua morte



Juan Carlos González Marcos, conosciuto come "Pánfilo"Foto © Facebook/Vergatario Criollo Agrio

Video correlati:

Daisy Ortega, sorella di Juan Carlos González Marcos —l'uomo che è diventato simbolo della fame nell'isola con il suo grido di “¡jamaaaa!”—, ha condiviso un messaggio carico di emozioni in cui ha ringraziato coloro che hanno sostenuto la sua famiglia in questi giorni difficili.

"Mil grazie a tutti", scrisse alla fine di un post in cui decise di salutare pubblicamente suo fratello e, allo stesso tempo, chiedere di ricordarlo al di là del suo deterioramento negli ultimi anni.

Nel testo, Ortega ha mostrato un Pánfilo diverso dal personaggio virale: un uomo disponibile, benvoluto nel suo quartiere, capace di tendere la mano anche in mezzo alle proprie difficoltà.

Ricordò, ad esempio, un episodio avvenuto poco prima della sua morte, quando lui stesso la incoraggiò a consolare una giovane che piangeva sola accanto al corpo di sua madre in un ospedale. Per lei, quel gesto riassume chi era davvero.

“Quell'adicto, quel ubriaco o come lo si vuole chiamare… era il più buono”, ha affermato, rivendicando il suo lato umano di fronte alle etichette che lo hanno accompagnato per anni.

La sorella ha anche sottolineato che, nonostante tutto, non ha mai deluso i suoi cari quando ne avevano più bisogno. “Non ci è mai mancata in ospedale, sempre presente”, ha scritto.

Secondo la sua testimonianza, il velorio e l'inumazione si sono svolti senza fretta, circondati da vicini, amici e persone del quartiere —giovani, anziani e anche coloro che con lui condividevano la marginalità— che non hanno voluto lasciarlo solo nel suo addio.

Il messaggio si chiude con un mix di gratitudine e addio: ringraziamento per le dimostrazioni di affetto dentro e fuori dai social e un ultimo saluto intimo: “Riposa in pace, ‘Pa’”.

La morte di Pánfilo, confermata dalla sua stessa famiglia, ha suscitato molteplici reazioni tra i cubani che per anni lo hanno visto come qualcosa di più di un semplice personaggio virale.

Su figura —segnata dalla povertà, dall'alcol e dalla durezza della vita sull'isola— è finita per diventare un riflesso scomodo della realtà che vivono in molti.

A quell'uomo che nel 2009 irruppe in una registrazione per gridare "quello che serve è jama" non solo divenne famoso: espresse a parole, senza filtri, una verità che pesa ancora.

Oggi, dopo la sua morte, il ricordo che cerca di recuperare sua sorella non è quello del simbolo, ma quello dell'essere umano.

Archiviato in:

Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.