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Il viceministro cubano degli Affari Esteri, Carlos Fernández de Cossío, ha lanciato questo venerdì una sfida retorica diretta al governo degli Stati Uniti tramite il suo profilo su X, mettendo in discussione la logica dell'embargo in vigore da quasi sette decenni.
Il messaggio è stata una risposta immediata alle dichiarazioni del segretario di Stato Marco Rubio, che lo stesso giorno, da Parigi dopo un incontro del G7, ha definito il sistema di governo cubano "incompetente" e "comunista" e ha richiesto un cambiamento totale di regime, sistema politico e modello economico.
"Il governo degli Stati Uniti non ha ancora spiegato perché abbia avuto bisogno di quasi 7 decenni di brutale guerra economica e oggi la applica così spietatamente nel tentativo di minare un governo che loro, già in anticipo, considerano incompetente e inefficace. Perché non lasciarlo fallire da solo?" ha scritto Cossío nel suo profilo sui social media.
Rubio aveva dichiarato lo stesso giorno a Parigi che il sistema di governo a Cuba deve cambiare e che il successo dei cubani è al di fuori del loro paese e questo deve cambiare, escludendo qualsiasi accordo meramente economico senza una trasformazione politica strutturale e richiedendo "nuove persone al comando".
Il tweet di Cossío raccoglie precisamente le parole del segretario di Stato —che il governo cubano è "incompetente"— e le ripropone come argomento: se Washington dà già per scontato il fallimento del regime, la domanda è a cosa serva l'embargo.
Il contesto di tensione
Questo scambio avviene in un momento di alta tensione bilaterale, con negoziati confermati tra i due paesi da metà marzo.
Il 13 marzo, Díaz-Canel ha ammesso pubblicamente l'esistenza di conversazioni con l'amministrazione Trump, guidate da Raúl Castro "al più alto livello", dopo settimane di negazioni.
Tuttavia, il regime ha fissato linee rosse inamovibili. In conferenza stampa, lo stesso Cossío ha dichiarato categoricamente che il sistema politico cubano non è oggetto di negoziazione, né ovviamente il presidente né alcun incarico del Governo, né con gli Stati Uniti né con nessun altro paese.
La settimana scorsa, nel programma Meet the Press di NBC, Cossío ha anche affermato che Cuba non accetterebbe di diventare uno stato vassallo o uno stato dipendente da qualsiasi altro paese, e ha confermato che l'esercito cubano si sta preparando per una possibile aggressione militare statunitense.
In quello stesso programma, il viceministro ha riconosciuto per la prima volta in modo esplicito l'esistenza di prigionieri politici a Cuba, sebbene li abbia qualificati come un "affare interno" non negoziabile.
Il contesto di fondo è la peggiore crisi economica di Cuba da decenni: una caduta del PIB del 23% dal 2019, blackout che durano tra le venti e le venticinque ore giornaliere, e una carenza generalizzata di cibo, medicinali e combustibile.
La amministrazione Trump ha imposto oltre 240 sanzioni dal 2025, inclusa un'ordinanza del 29 gennaio 2026 che ha implementato un boicottaggio extraterritoriale al petrolio cubano, interrompendo le forniture provenienti da Venezuela e Iran.
Trump ha definito Cuba come una nazione fallita dalla Casa Bianca. Rubio, dal canto suo, è stato categorico questo venerdì nel sottolineare che qualsiasi rapporto su Cuba che non provenga da lui o dal presidente è una menzogna, chiarendo che Washington non riconoscerà alcun accordo che non preveda un cambiamento politico totale nell'isola.
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