Il viceministro Fernández de Cossío esige "oggettività" dalla stampa internazionale quando si parla di Cuba



Immagine di riferimento creata con Intelligenza ArtificialeFoto © CiberCuba / Sora

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Il viceministro degli Affari Esteri di Cuba, Carlos R. Fernández de Cossío, è tornato al centro del dibattito diplomatico e mediatico accusando i media statunitensi e “pro-statunitensi” di mancare di obiettività nell'affrontare la critica situazione che vive l'isola.

In un recente post sulle sue reti sociali, Fernández de Cossío ha sottolineato che quotidiani come The Wall Street Journal e riviste come The Economist, tra gli altri, non sono imparziali, ma che, a suo avviso, mostrano “entusiasmo e parzialità” nel raccontare la realtà cubana. 

Per il viceministro cubano, quegli organi d'informazione sanno perfettamente che ciò che accade a Cuba — dalla grave crisi energetica al deterioramento economico e sociale — è il risultato di quella che lui definisce un'“aggressione spietata, sproporzionata, altamente asimmetrica, ingiusta e ingiustificata” da parte degli Stati Uniti, e non un insieme di fallimenti del sistema interno.

"Nessuno può oggettivamente sminuire l'immenso desafío [che comporta il 'blocco']. Sarebbe colossale per qualsiasi paese," ha affermato, sottolineando la lunga storia di confronto tra Washington e L'Avana.

Fernández de Cossío ha difeso il sistema socialista cubano come uno scudo che consente di dare priorità all'assegnazione delle risorse, facilitare la solidarietà sociale e attenuare gli effetti della crisi sulla popolazione.

Nella sua lettura, la stampa statunitense non giudica con la stessa severità l'“aggressore” e si affretta, invece, a drammatizzare la situazione interna dell'isola senza alcun contesto storico o politico.

Le sue dichiarazioni avvengono in un momento di alta visibilità per questo funzionario, la cui voce è stata una delle più prominenti nella diplomazia cubana da quando, all'inizio del 2026, gli Stati Uniti hanno intensificato la loro pressione su La Habana.

Fernández de Cossío è stato portavoce del regime cubano su diversi fronti: ha negato l'esistenza di un dialogo formale con Washington, sebbene abbia ammesso “scambi di messaggi ai più alti livelli” tra i due governi.

Allo stesso tempo, ha difeso la narrativa del blocco e delle sanzioni come causa principale del deterioramento economico, e ha ribadito che Cuba è aperta a un dialogo "serio e significativo" purché vengano rispettate la sua sovranità sociale e politica.

Questa posizione arriva parallelamente all'intensificazione della crisi interna, segnata da prolungati black-out, scarsità di combustibile e un collasso energetico che è stato riconosciuto pubblicamente anche da rappresentanti statunitensi, come l'ambasciatore Mike Hammer.

Questa combinazione di pressione esterna e deterioramento interno ha elevato il profilo di Fernández de Cossío come uno degli architetti del discorso ufficiale, incaricato di rispondere sia alla critica internazionale che alle aspettative del regime.

Il doppio discorso del regime: Chiedere imparzialità all'esterno e censurare all'interno

Nei suoi ultimi interventi, il viceministro ha difeso con fermezza la narrativa ufficiale: attribuire i problemi di Cuba a fattori esterni, specialmente alla politica di Washington, mentre si rivendica la capacità del sistema interno di affrontare le avversità.

La sua richiesta di "oggettività" nei confronti della stampa statunitense non è solo una critica diretta, ma fa parte di una strategia più ampia di La Habana per confutare le narrazioni che percepisce come ostili e riaffermare la legittimità della sua versione dei fatti di fronte a un pubblico sia nazionale che internazionale.

Paradossalmente, mentre il viceministro chiede obiettività alla stampa straniera, all'interno di Cuba l'esercizio del giornalismo indipendente continua a essere perseguitato, censurato e criminalizzato.

I mezzi di informazione statali operano sotto il controllo del Partito Comunista e mancano di autonomia editoriale, mentre i reporter e le piattaforme non ufficiali affrontano arresti, sequestri di attrezzature e blocchi digitali.

Organizzazioni come Reporters Sans Frontières e Freedom House collocano il paese tra gli ultimi al mondo per quanto riguarda la libertà di stampa, in un contesto in cui informare in modo critico può comportare espulsione o esilio.

In questo modo, la richiesta di "oggettività" da parte di Fernández de Cossío contrasta con un sistema che non tollera la diversità informativa né la rendicontazione, anche in mezzo a una crisi nazionale che lo stesso regime cerca di raccontare da un'unica voce.

I mezzi messi in discussione da Cossío: Tra i più affidabili al mondo

Le accuse del viceministro contrastano con le valutazioni internazionali sui mezzi che menziona.

Tanto The Economist che The Wall Street Journal figurano tra le pubblicazioni più affidabili e prestigiose a livello globale, secondo il Digital News Report 2024 del Reuters Institute for the Study of Journalism (Università di Oxford), uno degli osservatori più influenti al mondo nell'analisi dei media. 

Secondo quel rapporto, The Economist si colloca tra i cinque mezzi con il maggiore livello di fiducia nel Regno Unito, insieme a BBC News, Reuters, The Guardian e Financial Times.

Lo studio mette in evidenza il suo rigore analitico, l'indipendenza editoriale e la coerenza fattuale, sebbene riconosca che il pubblico lo percepisca con un lieve bias di centro liberale. La sua reputazione è associata a un giornalismo di analisi profonda e verifica esaustiva, rivolto a un pubblico altamente informato.

Nel caso di The Wall Street Journal, il rapporto lo colloca tra i cinque media nazionali con maggiore credibilità negli Stati Uniti, specialmente nella copertura economica e politica. 

Circa il 60% dei lettori intervistati afferma di avere fiducia nei loro reportage, una proporzione nettamente superiore rispetto ai media televisivi o digitali come CNN o Fox News

Sebbene la sua sezione editoriale mantenga una linea di opinione conservatrice, il rapporto distingue chiaramente tra quell'orientamento ideologico e la qualità informativa della sua redazione, considerata una delle più professionali del paese.

In termini di reputazione giornalistica, entrambi i mezzi si distinguono per rigidi standard di verifica, revisione editoriale multipla e trasparenza nella correzione degli errori, il che li ha consolidati come riferimenti globali di informazione affidabile.

Il suo ruolo nell'ecosistema informativo internazionale è, precisamente, quello di fornire analisi contestuali e dati verificabili su economie in crisi o processi politici complessi, come quello cubano.

Per questo motivo, il reclamo di "oggettività" del viceministro avviene di fronte a pubblicazioni che — secondo i propri indicatori di fiducia globale — si collocano all'estremo opposto della disinformazione o della manipolazione ideologica, e che mantengono un'indipendenza editoriale anche di fronte ai governi dei propri paesi.

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