In mezzo a una crisi sempre più profonda, le autorità a Guantánamo hanno chiarito quale sia la loro priorità: che quel poco che esiste arrivi al magazzino, in uno scenario in cui procurarsi cibo è diventata una lotta quotidiana per migliaia di cubani.
"La principale fiera è ciò che arriva in cantina", ha affermato Joeny Saimón Mora, coordinatore del Governo Provinciale, incaricato della distribuzione degli alimenti, riconoscendo la gravità della situazione nel territorio orientale.
Le sue parole, pronunciate al mezzo ufficialista Radio Guantánamo, non arrivano in un vuoto. Riflettono una realtà che colpisce tutta l'isola, segnata dalla scarsità di combustibile, dal calo delle importazioni e dalle difficoltà nel mantenere il sistema di distribuzione statale. “Molto complessa”, ha definito lo stesso funzionario la situazione attuale.
Di fronte a questo panorama, il governo locale ha scelto di riorganizzare la propria strategia: meno enfasi su fiere occasionali e più sulla garanzia che i prodotti —per quanto pochi siano— arrivino nei magazzini attraverso meccanismi regolati, con controllo per persona e sfruttando “le potenzialità del territorio”.
Il messaggio è chiaro: non si tratta più di ampliare l'offerta, ma di gestire il poco disponibile.
La dichiarazione avviene in un contesto in cui l'alimentazione è diventata uno dei principali motivi di angoscia per la popolazione. La libreta de abastecimiento, un sistema che risale al 1962 e che oggi copre a malapena una frazione dei bisogni fondamentali, continua a essere l'asse della distribuzione, anche per quanto riguarda le donazioni internazionali, come ha riconosciuto lo stesso governo.
Ma nella pratica, la realtà è un'altra. I prodotti arrivano con irregolarità, in quantità insufficienti o semplicemente non arrivano. Nel frattempo, il deterioramento delle condizioni di vita avanza.
Report recenti avvertono che Cuba ha smesso di affrontare solo una crisi economica per entrare in una fase vicina all'emergenza umanitaria. La mancanza di elettricità, che in alcune zone si protrae per giorni, complica ulteriormente la situazione: senza refrigerazione, i pochi alimenti disponibili si deteriorano rapidamente.
A questo si aggiunge la scarsità di carburante, che paralizza il trasporto, rende difficile la distribuzione e aggrava l'accesso ai prodotti di base.
In questo contesto, la frase del funzionario acquista un altro significato: l'importante non è ciò che si produce o si importa, ma ciò che alla fine riesce ad arrivare alla cantina.
Per molti cubani, quel momento —quando appare qualcosa nella libreta— continua a essere l'unica certezza in mezzo all'incertezza quotidiana.
Nel frattempo, la popolazione continua ad adattarsi, sopravvivendo tra blackout, lunghe code e una crescente frustrazione che comincia già a farsi sentire per le strade.
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