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Miguel Díaz-Canel ha promosso sui social media il suo recente colloquio con il politico spagnolo Pablo Iglesias, in un messaggio che ha rapidamente suscitato critiche per il contrasto tra il discorso ufficiale e la realtà che vive il popolo cubano all'interno dell'isola.
“È stato un piacere incontrare personalmente @PabloIglesias e conversare con lui per oltre un'ora sul blocco energetico e altri problemi che affronta #Cuba”, ha scritto il governante su X, invitando inoltre a vedere l'intervista sui media statali.
Il tono del messaggio, più simile a un pezzo promozionale che a un riconoscimento della crisi interna, coincide con il contenuto stesso dello scambio, dove Díaz-Canel ha concentrato gran parte della sua narrativa nel dare la responsabilità agli Stati Uniti per la situazione del paese.
Durante l'intervista, il governante ha insistito sul fatto che la crisi attuale è fondamentalmente dovuta a fattori esterni. “La situazione che abbiamo oggi è una situazione che si è accumulata nel tempo e che si aggrava ancora di più con l'amministrazione Trump”, ha affermato, sottolineando il rafforzamento dell'embargo come un “punto di svolta” per l'economia cubana.
Tuttavia, uno dei momenti più significativi del dialogo è stato quando ha riconosciuto l'impatto diretto della crisi sulla vita quotidiana dei cittadini. “Il fatto che tu debba dormire senza energia elettrica, i bambini che dormono scomodi,” ha descritto, facendo riferimento ai blackout che colpiscono gran parte del paese.
Ha ammesso anche il deterioramento del sistema sanitario: “Abbiamo più di 120.000 persone in lista d'attesa per interventi, ci sono bambini e pazienti oncologici per i quali abbiamo difficoltà a garantire i farmaci.”
Nonostante questi dati, il governante ha evitato di assumersi responsabilità dirette e ha ribadito che “non è lo Stato”, ma l'embargo, la principale causa delle carenze.
In un altro momento, Díaz-Canel ha cercato di rafforzare l'idea di vicinanza con la popolazione: “Io faccio parte del popolo, noi siamo parte dello stesso popolo”, ha dichiarato, un'affermazione che contrasta con il crescente malcontento sociale e le critiche all'élite dirigente.
L'intervista ha incluso incluso un discorso di resistenza ed epica politica, in cui ha affermato che Cuba affronta una “guerra economica” e ha difeso la capacità del paese di superare le difficoltà, appellandosi a ciò che ha definito “resistenza creativa”.
Pero oltre al contenuto, la promozione attiva del materiale da parte dello stesso mandatario è stata interpretata da molti come un tentativo di rafforzare la sua narrativa internazionale, soprattutto nei confronti di pubblici affini in Europa, mentre nell'isola persistono blackout, scarsità di cibo e una crisi migratoria senza precedenti.
Il contrasto tra il tono trionfalistico del discorso e le stesse ammissioni di carenze durante l'intervista mette in evidenza una strategia comunicativa che insiste nel colpire fattori esterni, anche quando i problemi interni diventano sempre più evidenti per gli stessi cubani.
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