¿Ayuda che si riceve? Denunciano la vendita di prodotti provenienti da Messico, Brasile e Cile in negozi in dollari



Mercato a CubaFoto © X / Joankelin Sánchez

Una denuncia diffusa su X sostiene che i negozi in dollari gestiti dai militari cubani starebbero commercializzando prodotti provenienti da Messico, Brasile e Cile, in mezzo agli annunci di aiuti umanitari inviati dallo stesso paese a Cuba, il che ha riacceso interrogativi sul destino finale di quelle donazioni.

La denuncia è stata presentata dall'utente Joankelin Sánchez, che ha citato come esempi riso brasiliano, fagioli messicani, latte in polvere presuntamente ripackato e pollo cileno venduti in esercizi della rete statale nella provincia di Las Tunas.

Secondo le denunce, in quei negozi è comparso riso brasiliano del marchio Guacira e fagioli messicani La Merced poco dopo che il Brasile annunciava l'invio di 20 mila tonnellate di riso a Cuba "a titolo di aiuto umanitario" e che il Messico spediva carichi di alimenti verso l'isola.

Il richiamo parte da questa coincidenza temporale e dall'origine dei prodotti esposti nei negozi in valute estere.

Il denunciante ha inoltre affermato che in quegli stessi negozi veniva venduto latte in polvere "senza sigillo", in sacchetti chiusi con un nodo e contrassegnati con un prezzo di 8,50 dollari, equivalenti — secondo i suoi calcoli — a 4.060 pesos cubani.

A partire da quella presentazione del prodotto, ha sollevato il sospetto che potesse trattarsi di latte proveniente dagli aiuti inviati dal Messico o di merce ripackaged per la successiva commercializzazione.

La denuncia si estende anche ai prodotti del Cile. L'utente sostiene che, dopo l'annuncio di aiuto umanitario cileno per Cuba, hanno iniziato a essere venduti nei negozi militari polli congelati del marchio La Favorita, identificato come produttore e distributore di carne e pollo in Cile.

Su questa base, si chiede di nuovo se i militari cubani stiano vendendo aiuti umanitari destinati al popolo cubano o se, in realtà, quei prodotti siano arrivati tramite accordi commerciali.

Il nucleo dell'accusa sta in quel contrasto: da un lato, diversi governi annunciano donazioni o aiuti umanitari per alleviare la crisi cubana; dall'altro, nei negozi in dollari compaiono prodotti provenienti da quei stessi paesi a prezzi inaccessibili per buona parte della popolazione.

Nel caso del riso brasiliano, il denunciante afferma che il chilo costava 2,80 dollari, una cifra che presenta come vicina a “quasi la metà dello stipendio” di un cubano medio.

Situando anche lo stipendio mensile in una fascia compresa tra 3.000 e 4.000 pesos, per rafforzare l'idea che quegli alimenti risultano inaccessibili per la maggior parte.

A partire da quella osservazione, l'autore della denuncia propone due possibili interpretazioni.

La prima è che i negozi militari stiano rivendendo prodotti che sarebbero entrati nel paese come aiuto umanitario.

La seconda è che esistano accordi commerciali attivi tramite i quali lo Stato cubano acquista tali alimenti con budget pubblico mentre la popolazione affronta la scarsità.

In entrambi i casi, il suo argomento punta a una contraddizione nella narrativa ufficiale riguardo alla crisi e alle limitazioni del commercio estero a causa dell'embargo statunitense.

Se i prodotti di Messico, Brasile o Cile sono donazioni umanitarie, Sánchez si chiede perché finiscano nei negozi in dollari. E se non sono donazioni, ma merci acquistate commercialmente, allora mette in discussione il discorso secondo cui Cuba non può importare con normalità a causa del “blocco”.

In questa linea, il denunciante contrappone l'esistenza di quegli alimenti nei negozi controllati dai militari con la spiegazione ufficiale della scarsità generalizzata.

Archiviato in:

Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.