Quando mancano soluzioni, abbondano i versi: il nuovo manifesto ufficialista in Cubadebate



Il video di CubadebateFoto © Captura di video Facebook / Cubadebate

In mezzo a prolungati blackout, una persistente scarsità e un'economia che perde colpi in CUP, mentre il potere insiste su discorsi di resistenza, l'ufficialismo cubano ha deciso di apportare "chiarezza" al momento nazionale con un manifesto in rima pubblicato da Cubadebate.

Sotto il titolo grandilocuente di “Manifesto”, tre poeti legati al sistema culturale istituzionale —Waldo Leyva, Ricardo Riverón e Jorge Ángel Hernández Pérez— rispolverano l'epica di sempre per ricordarci che, quando mancano risposte, abbondano le consigne. 

Il testo, diffuso sotto l'egida del Partito Comunista di Cuba, non ha lesinato immagini di manigua, mambises, Turquino, Andes e cataclismi rivoluzionari.

Non sono mancati neppure i “droni”, i “missili” e l'onnipresente “artiglio imperiale”, ormai trasformato in una risorsa letteraria automatica. La retorica assediata ha sostituito qualsiasi analisi concreta della crisi strutturale che vive il paese. La poesia, invece di interpellare il potere, lo ha abbracciato con disciplina.

I firmatari non sono figure marginali del panorama culturale. Leyva ha ricoperto ruoli di responsabilità all'interno dell'istituzionalità culturale cubana ed è stato un poeta premiato dallo stesso sistema. Anche con un percorso in spazi ufficiali e pubblicazioni statali, Riverón fa parte del tessuto letterario che ruota attorno alla UNEAC e ad altre strutture culturali.

Da parte sua, Hernández Pérez ha svolto funzioni legate ai mezzi e ai progetti editoriali statali. Non si tratta, quindi, di voci isolate, ma di esponenti riconosciuti dell'intellettualità integrata nell'apparato culturale dello Stato.

Quel dato non è trascurabile. In contesti di tensione politica, il potere tende a convocare i suoi creatori più visibili per produrre testi di riaffermazione simbolica.

Il manifesto risponde con precisione a quella tradizione: linguaggio epico, nemico esterno onnipresente e chiusura rituale con il incombustibile “Patria o morte! Vinceremo!”. Il motto torna a funzionare come un marchio di garanzia ideologica, anche quando una parte significativa della cittadinanza chiede riforme profonde, libertà effettive e soluzioni tangibili.

Mentre migliaia di cubani affrontano quotidianamente prezzi in aumento, servizi collassati e un orizzonte di incertezza che si amplia, il manifesto invita a far “tuonare, i tamburi della guerra ingiusta” e promette che “in questa polvere rimarrà il fascista”.

La dicotomia semplificatrice —popolo eroico contro nemico assoluto— sposta qualsiasi autocrítica interna. Non c'è menzione di errori di gestione, di responsabilità politiche né della necessità di cambiamenti strutturali. Solo resistenza e sacrificio.

Il risultato è un'opera carica di lirismo panflettistico che sembra scritta più per l'applauso organico che per il dialogo nazionale. Piuttosto che un esercizio letterario autonomo, il testo conferma la validità del modello dell'"intellettuale organico": colui che, in momenti critici, unisce le fila e legittima la narrativa ufficiale.

In tempi che richiedono onestà, dibattito pluralistico e apertura reale, il governo punta su versi di trincea. Forse perché è più comodo fare rime con le consuetudini del mito della cosiddetta “rivoluzione”, piuttosto che ascoltare le richieste di una società civile che oggi esige cambiamento, soluzioni, dignità, libertà e di non morire di fame e di malattie ascoltando nei altoparlanti del potere vecchie elegie e vuote metafore epiche.

Archiviato in:

Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.