Mariela Castro figura come consulente della Internazionale Progressista, gruppo che promuove una flottiglia "umanitaria" verso Cuba



Immagine illustrativa generata dall'IA della flottiglia a Cuba e Mariela Castro EspínFoto © Collage/ChatGPT e Facebook/Mariela Castro.

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L'annuncio di una flottiglia internazionale che intende portare cibo e medicine a Cuba a marzo continua a suscitare polemiche dentro e fuori dall'isola, ma un nuovo dettaglio ha aggiunto ulteriore combustibile al dibattito, poiché: Mariela Castro Espín, figlia di Raúl Castro e una delle figure più visibili dell'apparato politico cubano, appare come membro del Consiglio Consultivo dell'Internazionale Progressista, la coalizione che promuove l'iniziativa.

La informazione è pubblicata sulla pagina ufficiale dell'Internazionale Progressista, dove si dettaglia che il Consiglio Consultivo è l'organo incaricato di “stabilire la direzione strategica” del movimento. Tra i nomi elencati si trova Mariela Castro, presentata come deputata dell'Assemblea Nazionale e direttrice del Centro Nazionale di Educazione Sessuale (CENESEX).

La flottiglia, battezzata “Nuestra América”, è stata annunciata questa settimana da una coalizione internazionale di movimenti sociali, sindacati e organizzazioni umanitarie che affermano di rispondere alla crisi di carburante, ai blackout e alla carenza di medicine sull'isola.

Secondo gli organizzatori, la missione intende partire a marzo per il Caribe e si ispira alla cosiddetta Flotilla Global Sumud che ha tentato di portare aiuti umanitari a Gaza.

Tra le figure pubbliche che supportano il progetto ci sono l'attivista statunitense David Adler, coordinatore generale di Progressive International, l'ex leader laburista britannico Jeremy Corbyn e la congressista democratica Rashida Tlaib.

Adler ha affermato che “quando i governi impongono punizioni collettive, le persone comuni hanno la responsabilità di agire”, mentre Corbyn ha difeso il diritto di Cuba a “decidere il proprio futuro” e ha incolpato l'embargo statunitense per la crisi.

In materiali divulgati dagli organizzatori, si accusa direttamente l'amministrazione di Donald Trump di “asfixiare l'isola”, tagliando le forniture di carburante, voli e beni essenziali. Si sostiene anche che “le conseguenze sono letali” per neonati, anziani e malati.

Tuttavia, il dibattito è diventato ancora più teso dopo la notizia della presenza di Mariela Castro nell'organo consultivo dell'organizzazione.

Per molti cubani, la loro inclusione nel Consiglio Consultivo solleva una domanda inevitabile: come può presentarsi come un'iniziativa indipendente di solidarietà internazionale un progetto sostenuto da una struttura che include un rappresentante diretto del potere politico cubano?

In sui social, l'attivista Salomé García Bacallao ha reagito con veemenza e ha definito l'annuncio come un “spettacolo di propaganda” autorizzato dal regime. Nel suo post ha lanciato una frase che è diventata rapidamente virale: “Se loro entrano, noi entriamo anche”.

La consigna ha acceso centinaia di cubani in esilio, che hanno iniziato a discutere la possibilità di organizzare una flottiglia parallela, non per sostenere il regime, ma per rivendicare il diritto di tornare e stare accanto al popolo cubano.

La discussione, carica di indignazione, non si limita all'ideologia. Per migliaia di cubani che sono emigrati negli ultimi anni, la parola "flottiglia" non evoca solidarietà, ma una nuova scena in cui altri decidono chi può entrare a Cuba... e chi no.

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