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Il governante cubano Miguel Díaz-Canel ha ringraziato pubblicamente il governo del Messico per l'invio di aiuti umanitari all'isola, un gesto che ha diffuso sia su il suo profilo ufficiale di Facebook che su il suo profilo su X, dove ha sottolineato la “solidarietà” del paese nordamericano con Cuba.
Il messaggio faceva riferimento diretto all'invio di oltre 800 tonnellate di alimenti e prodotti di prima necessità trasportati su due navi della Marina messicana salpate dal porto di Veracruz in direzione dell'isola, un'operazione descritta dalla Segreteria delle Relazioni Estere del Messico come parte della sua politica di aiuto umanitario a Cuba.
Lungi dal generare consenso, il ringraziamento presidenziale ha scatenato un'ondata di reazioni critiche sui social media, dove numerosi cubani e anche cittadini messicani hanno messo in discussione la dipendenza strutturale del regime dall'aiuto esterno. "Cosa possiamo fare noi comuni cittadini per voi?" ha scritto un utente, riassumendo la stanchezza nei confronti di un sistema che non riesce a sostenere il paese.
Altri commenti hanno puntato direttamente all'incapacità del governo. “Non sono mai stati in grado di sostenere Cuba da soli. È una vergogna dover mendicare cibo in altri paesi perché nemmeno riescono a garantire una qualità della vita dignitosa al popolo”, ha osservato un altro internauta.
Una delle critiche più ricorrenti è stata il sospetto che l'aiuto non arrivi alla popolazione civile. "Quell'aiuto non va per il popolo. Andrà ai militari, ai dirigenti e alle loro famiglie," ha commentato un'utente, mentre un altro ha aggiunto: "E ora vai e lo vendi al popolo."
Sono emersi anche messaggi dal Messico che rifiutano l'invio di risorse. “Questo è un sostegno del governo del Messico, non dei cittadini. Il Messico ha bisogno di queste risorse e non per mantenere dittature”, ha scritto un utente, prendendo le distanze tra la decisione ufficiale e il sentimento di parte dell'opinione pubblica.
La narrativa della solidarietà è stata duramente messa in discussione da chi ritiene che il regime viva da decenni grazie a donazioni esterne. “Chiedono solidarietà da oltre 60 anni senza dare nulla in cambio. Fino a quando?”, ha espresso un altro commento che sintetizza il malessere.
In mezzo al dibattito, diversi utenti hanno insistito sul fatto che qualsiasi aiuto dovrebbe avvantaggiare direttamente la popolazione. “È per il popolo, mi leggi? Per il popolo,” ha denunciato un'utente. “Quel pane è per il popolo cubano, non per chi li opprime dal 1959.”
Le reazioni riflettono un profondo malcontento che va oltre l'invio occasionale di generi alimentari e ripropone una domanda ricorrente tra i cubani: fino a quando il paese continuerà a dipendere da aiuti esterni mentre il potere politico rimane intatto.
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