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La intellettuale e professoressa cubana Alina Bárbara López Hernández ha reagito all'arresto dei giovani legati al progetto indipendente El4tico con un messaggio incentrato su quello che, a suo avviso, costituisce il nucleo della repressione a Cuba: la punizione del pensiero indipendente.
In un post sui social, Alina Bárbara ha affermato che al potere sull'isola “non importa il tipo di simbolo di cui ti appropri per reprimerti”, riferendosi alla polemica generata attorno all'uso del berretto con il motto Make Cuba Great Again. Come ha scritto, il problema non sta nell'indumento, ma in ciò che rappresenta: l'autonomia di pensiero.
“Non ho visto alcune persone a cui oggi dà prurito il cappello rosso chiedere la libertà di Luisma”, ha affermato, riferendosi all'artista Luis Manuel Otero Alcántara, incarcerato da anni dopo essersi appropriato della bandiera cubana come simbolo di libertà artistica. Per Alina Bárbara, quel silenzio evidenzia una doppia morale quando si tratta di difendere i diritti fondamentali.
La professoressa è stata enfatica nel sottolineare che i giovani di El4tico non stanno essendo perseguitati per un berretto, ma per il contenuto delle loro idee. “A loro vengono accusati di propaganda nemica contro l'ordine costituzionale per le loro analisi, non per il berretto”, ha scritto, chiarendo che il conflitto reale è con il pensiero critico.
Nel suo messaggio ha ricordato inoltre che lei stessa è stata repressa in passato per aver esposto un cartello con una frase di Antonio Maceo, un'esperienza che le ha confermato che “ciò che è proibito è pensare in modo indipendente” e che, a Cuba, “il peccato è sentirsi liberi”.
Alina Bárbara ha chiarito che non condivide l'uso di quel simbolo in particolare, ma ha rifiutato qualsiasi giustificazione della repressione. “Anche se non indosserei quel berretto, non mi verrebbe mai in mente di incarcerare qualcuno che lo fa”, ha scritto, insistentemente sottolineando che il dibattito non deve deviare verso i simboli, ma concentrarsi sulla difesa delle libertà.
La sua riflessione è avvenuta dopo l'arresto a Holguín di Kamil Zayas Pérez e Ernesto Ricardo Medina, fermati durante un'operazione di polizia in cui sono stati confiscati anche attrezzature utilizzate per produrre e diffondere contenuti critici sulla realtà cubana.
Il caso ha provocato un'ondata di solidarietà espressa da giovani attivisti e ha generato reazioni da parte di artisti e intellettuali che hanno denunciato il silenziamento di voci indipendenti.
Per Alina Bárbara, tuttavia, al di là delle reazioni occasionali, l'episodio conferma un modello: in un paese segnato dalla crisi e dal malcontento sociale, il potere risponde al pensiero autonomo non con argomenti, ma con punizioni.
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