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Durante anni, il regime cubano ha sostenuto il suo sistema energetico grazie alle spedizioni preferenziali di petrolio dalla Venezuela, nell'ambito di un'alleanza politica che ha permesso a L'Avana di operare al di fuori dei mercati energetici tradizionali. Questo schema è crollato e oggi Cuba affronta una realtà molto più fragile: la dipendenza da carichi sporadici, irregolari e sotto costante sorveglianza.
La drammatica riduzione dell'offerta venezuelana ha messo in luce la vulnerabilità strutturale del sistema energetico cubano. Senza un fornitore stabile e senza capacità finanziaria per acquistare carburante in condizioni normali, il paese opera con margini minimi, dove ogni nave in arrivo diventa un evento critico per evitare un collasso immediato.
La fine del rifornimento politico
Per decenni, il Venezuela ha garantito a Cuba volumi costanti di petrolio e condizioni di pagamento che oggi non esistono con nessun altro partner. La perdita di questo sostegno ha costretto il regime a improvvisare, ricorrendo a rotte complesse, intermediari e operazioni occasionali che non assicurano continuità né stabilità.
Senza questoflusso regolare, i petroliere che arrivano nei porti cubani lo fanno senza un calendario definito né garanzie di rifornimento. Ogni scarico permette appena di soddisfare le necessità immediate, senza risolvere i blackout prolungati né la scarsità di carburante in settori chiave come il trasporto e la generazione elettrica.
Carichi sorvegliati e margine di manovra ridotto
A differenza del passato, i attuali movimenti di carburante verso Cuba avvengono sotto un maggiore scrutinio internazionale. Le operazioni sono soggette a controlli finanziari, monitoraggio marittimo e pressioni diplomatiche che limitano severamente la capacità del regime di garantire spedizioni regolari.
Questa vigilanza riduce il margine di manovra dell'Avana, che non può più contare su alleati disposti ad assumersi rischi elevati né su meccanismi opachi di finanziamento. Il risultato è una catena di fornitura fragile, dipendente da eccezioni e accordi temporanei.
Una dipendenza senza uscita immediata
La combinazione di isolamento finanziario, deterioramento delle infrastrutture energetiche e perdita di alleati strategici tiene Cuba intrappolata in un ciclo di scarsità. Senza riforme profonde né accesso stabile al carburante, il paese continuerà a dipendere da carichi isolati che offrono a malapena allevi temporanei.
Con il Venezuela fuori gioco e senza un sostituto strutturale, la crisi energetica cubana smette di essere congiunturale e si consolida come un problema cronico, con un impatto diretto e duraturo sulla vita quotidiana di milioni di persone.
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