Il messaggio trasmesso in televisione da Miguel Díaz-Canel, lungo e monotono come i discorsi del dittatore Fidel Castro, ha confermato ciò che milioni di cubani vivono già quotidianamente: il paese è tornato agli anni difficili del Periodo Speciale.
Durante la sua lunga intervento, il governante ha riconosciuto che da dicembre 2025 non arriva petrolio nell'isola proveniente dal Venezuela e che la dittatura sta attraversando una profonda crisi energetica, senza soluzioni immediate né alleati esterni.
Díaz-Canel ha spiegato che la situazione “non si risolve tutto in una volta” e che il Consiglio dei Ministri ha approvato un insieme di direttive per affrontare l'acuto problema di approvvigionamento di carburante.
Il piano, ispirato alle misure del Periodo Speciale degli anni novanta, riprende la cosiddetta "opzione zero" progettata da Fidel Castro, ora aggiornata per il nuovo contesto.
Secondo quanto detto, queste strategie includono la priorità al consumo statale, la riduzione della spesa energetica e la redistribuzione del combustibile disponibile.
Il governante ha riconosciuto che l'isola vive da dicembre senza ricevere petrolio, dopo il blocco navale imposto dagli Stati Uniti al Venezuela, una misura che ha interrotto l'approvvigionamento di greggio venezuelano a Cuba.
“Abbiamo una situazione energetica complessa”, ha ammesso, sottolineando che il deficit di combustibile influisce non solo sulla generazione elettrica, ma anche sul trasporto, la produzione agricola e altri servizi essenziali per la popolazione.
Díaz-Canel ha assicurato che alcune delle misure saranno “restrictive” e che il paese deve “promuovere il risparmio” per poter sostenere le attività di base.
“Ci sono cose che dobbiamo fermare o rinviare per continuare a funzionare. Si può risparmiare molto,” ha insistito il governante, facendo riferimento a possibili tagli in settori non considerati prioritari.
Il discorso, incentrato sulla retorica del sacrificio e della resistenza, ha richiamato la vecchia narrativa del regime sulla “forza morale” del popolo cubano di fronte all'avversità.
Díaz-Canel ha avvertito che le misure non saranno permanenti, ma che dipenderanno dalla disponibilità di carburante in ogni momento, sebbene abbia riconosciuto che richiederanno “sforzo e disciplina”.
“Lo so che la gente dice: un altro sacrificio. Ma se non ci sacrifichiamo e non resistiamo, cosa faremo? Ci arrenderemo? E la resa non è un'opzione per Cuba”, ha espresso il governante, in un messaggio che ha ricordato la retorica più dura di Fidel Castro durante gli anni novanta.
Il dirigente ha anche fatto appello al discorso patriottico, evocando i “cubani e cubane che hanno dato la vita per questo paese” e menzionando persino i “compagni caduti in Venezuela”, un riferimento ai militari cubani che sono morti in missioni del regime chavista.
Con quel tono epico e di confronto, Díaz-Canel ha cercato di presentare la crisi come una battaglia ideologica e non come il risultato dell'inefficienza e dell'isolamento del modello cubano.
La dittatura attribuisce la crisi all'inasprimento delle sanzioni del presidente Donald Trump, che da gennaio 2026 ha applicato dazi e restrizioni a qualsiasi azienda o paese che fornisca combustibile all'isola, dopo la cattura dell'ex presidente venezuelano Nicolás Maduro.
Tuttavia, il collasso energetico riflette decenni di dipendenza e mancanza di investimenti, aggravati dall'obsolescenza delle centrali termoelettriche, dalla corruzione statale e dall'assenza di una politica energetica sostenibile.
Il panorama attuale ricorda gli anni più bui del Periodo Speciale: blackout di oltre otto ore, trasporti collassati, fabbriche paralizzate e un popolo esausto che torna a vivere tra l’oscurità e la scarsità. Nelle province dell'est, i tagli dell'energia superano già le dodici ore, mentre il Governo chiede "comprensione" e promette che il recupero "richiederà tempo".
Sebbene Díaz-Canel abbia assicurato che verranno adottate “misure temporanee” per mantenere i servizi di base, i cittadini percepiscono un ritorno completo alla logica della sopravvivenza.
Non c'è combustibile per il trasporto urbano, i campi di riso sono privi di gasolio per l'irrigazione e le industrie operano a malapena a un terzo della loro capacità.
Con il suo discorso di quasi un'ora e mezza, il governante ha cercato di infondere calma, ma ha finito per confermare ciò che molti temevano: Cuba è tornata al punto di partenza.
Tra giustificazioni, slogan e appelli al passato, Díaz-Canel ha riconosciuto che il paese sta tornando agli anni difficili del Periodo Speciale, con le stesse ricette, gli stessi errori e la stessa ostinazione di una dittatura che si rifiuta di cambiare.
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