Cresce la disperazione a Cuba dopo la comparsa di Díaz-Canel: “Questo ormai non si può sistemare”



Díaz-Canel affronta una crescente disapprovazione dopo aver riconosciuto la crisi senza soluzioni chiareFoto © Collage catture Facebook/CiberCuba e YouTube/Presidenza Cuba

La conferenza stampa in televisione di Miguel Díaz-Canel, in cui il dirigente ha riconosciuto la crisi energetica e chiesto maggiori sacrifici al popolo, ha generato un profondo sentimento di frustrazione e disperazione tra i cubani.

Lungi dall'offrire soluzioni, il suo discorso ha confermato la gravità della crisi e la mancanza di una direzione chiara per il paese.

Una sondaggio pubblicato da CiberCuba su Facebook riflette decisamente questo stato d'animo: su 1.694 voti in meno di 30 minuti, l'84% dei partecipanti ha risposto “no, questo non può più essere sistemato” quando è stato chiesto se credono che il regime possa uscire dalla crisi dopo l'apparizione di Díaz-Canel.

Un altro 11% ha opinato che il Governo “sta solo cercando di guadagnare tempo”, mentre un 3% ha confidato nella possibilità di miglioramento “se vengono apportati cambiamenti reali”. Solo un 2% ha sostenuto che “possono ancora salvarsi”.

Il risultato evidenzia una perdita quasi totale di fiducia nella dittatura, anche tra coloro che una volta speravano in una soluzione negoziata o in una ripresa economica graduale.

Il messaggio del governante, incentrato sul risparmio, la resistenza e il sacrificio, ha ricordato i discorsi di Fidel Castro durante il Periodo Speciale.

Díaz-Canel ha ammesso che da dicembre 2025 il petrolio non arriva sull'isola a causa del blocco navale a Venezuela e ha annunciato misure restrittive “che non si risolvono all'improvviso”.

Ha promesso austerità e ha parlato di “posticipare le attività” per “continuare a funzionare”, insistendo sul fatto che “la resa non è un'opzione”.

Per le strade e sui social network, il discorso è caduto come una pietra. I cubani hanno reagito con indignazione o rassegnazione al sondaggio di CiberCuba, lasciando commenti che riassumono il sentire del paese.

Raida Maury ha scritto: “Già quel cattivo governo ha dato tutto ciò che aveva e ora chiede ulteriori sacrifici al popolo. Fino a quando il popolo potrà resistere? Si aggrappano al potere e non si curano del popolo.”

Wisley Estrada ha condiviso la stessa sensazione di stanchezza: “Ma alla fine è stato più o meno lo stesso di sempre, niente di nuovo.”

Lissette Álvarez ha aggiunto: “Guadagnano tempo... e in questo gioco trascinano milioni.”

Altri sono stati più diretti. Dayana Ochoa ha commentato: “Il meglio è che lascino il paese, che abbattano il comunismo; è l'unica cosa che potrebbe fare la differenza.”

Jarlo Sánchez ha ironizzato: “Il sistema lo hanno loro nei loro conti bancari, un paio di milioni da godersi.”

Per Mirian Columbie, “non c'è cambiamento possibile”, mentre Ramón Rodríguez ha scritto: “Questo non si sistemerà finché saranno al potere.”

La frase più ripetuta è stata, appunto, quella che dà titolo a questa nota. Yipsy Lores ha riassunto ciò che prova molti: “No, questo ormai non si può sistemare.”

La user Dama Had ha rinforzato questa idea in due messaggi consecutivi: “L'albero che cresce storto non raddrizza mai il suo tronco” e “Questo non ha soluzione.”

Ivania Falcón è stata categorica: “No, con quella gente al potere non c'è nulla da sistemare.”

Il malcontento si è trasformato in un disincanto assoluto. Ogni commento riflette una miscela di stanchezza, rabbia e rassegnazione di fronte a un governo che, dopo decenni di promesse, non riesce a stabilizzare il paese.

L'indagine e le reazioni ad essa rivelano una verità difficile da nascondere: i cubani non credono più che il regime di Díaz-Canel sia in grado di salvare Cuba. Tra blackout, scarsità, inflazione e discorsi vuoti, la speranza si è spenta tanto quanto la luce nei quartieri del paese.

E in mezzo all'oscurità, una sola frase si ripete come un diagnostico nazionale: “Questo ormai non si può più sistemare.”

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Redazione di CiberCuba

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