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La Corte Suprema degli Stati Uniti si è riunita questo venerdì per esaminare l'appello del presidente Donald Trump riguardo al suo ordine esecutivo che limita la cittadinanza per nascita ai figli di immigrati irregolari o di persone che soggiornano temporaneamente nel paese.
Secondo quanto riportato dall'agenzia Associated Press (AP), la corte potrebbe annunciare lunedì prossimo se accetterà di ascoltare il caso, dopo che diversi tribunali inferiori hanno dichiarato incostituzionale la misura e ne hanno bloccato l'applicazione in tutto il paese.
L'ordinanza, firmata da Trump il primo giorno del suo secondo mandato, fa parte della sua politica di inasprimento migratorio e mira a reinterpretare il XIV Emendamento della Costituzione, che da oltre un secolo garantisce la cittadinanza automatica a ogni persona nata sul suolo statunitense, ad eccezione dei figli di diplomatici stranieri o delle forze di occupazione.
Se la Corte accetta di esaminare il caso, gli argomenti verranno ascoltati in primavera e si prevede una sentenza definitiva per l'inizio dell'estate, ha indicato l'agenzia citata.
I tribunali federali, compreso quello d'appello del Nono Circuito a San Francisco e uno nel New Hampshire, hanno stabilito che l'ordinanza viola o probabilmente viola il 14° Emendamento, poiché il diritto alla cittadinanza per nascita è stato concepito per includere tutte le persone nate sotto la giurisdizione degli Stati Uniti, indipendentemente dallo stato migratorio dei loro genitori.
L'amministrazione Trump, tuttavia, sostiene che i figli dei non cittadini non sono "soggetti alla giurisdizione" del paese e, pertanto, non devono ricevere automaticamente la nazionalità.
In un comunicato, il procuratore generale D. John Sauer ha sostenuto che le precedenti decisioni giudiziarie “hanno annullato una politica di grande importanza per il presidente e la sua amministrazione, a discapito della sicurezza delle frontiere”, ha puntualizzato AP.
La Unione Americana delle Libertà Civili (ACLU), che guida la causa a nome degli interessati, ha chiesto al tribunale di rigettare l'appello, definendo gli argomenti del Governo come “deboli e privi di fondamento giuridico”.
Se approvata, questa sarebbe la prima politica migratoria del secondo mandato di Trump ad arrivare alla Corte Suprema per una decisione finale.
L'intento del presidente Donald Trump di eliminare la cittadinanza per nascita negli Stati Uniti ha generato una intensa battaglia legale che si è sviluppata fin dall'inizio del suo secondo mandato.
La Corte Suprema aveva già permesso alla sua amministrazione di proseguire con il piano, nonostante le controversie legali e le preoccupazioni sulla sua costituzionalità.
Tras quel primo passo, il dibattito pubblico si è intensificato attorno al futuro della cittadinanza automatica per i figli degli immigrati, specialmente per quelli nati nel territorio statunitense da genitori in situazione migratoria irregolare o temporanea.
En settimane successive, Trump ha presentato direttamente alla Corte Suprema una richiesta formale affinché venisse eliminato questo diritto, basando il suo argomento su un'interpretazione restrittiva dell'Emendamento 14, che è stata fondamentale nella garanzia del principio del jus soli nel paese.
La battaglia legale ha continuato ad intensificarsi con nuove azioni legali e reazioni da parte di organizzazioni civili che considerano questa iniziativa una minaccia diretta ai diritti fondamentali e una manovra di esclusione che colpisce in particolare le comunità migranti.
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