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Il governante cubano Miguel Díaz-Canel ha chiamato a “impegnarsi” per la ricostruzione delle province orientali, in un messaggio trasmesso dalla comodità di un ufficio, mentre intere famiglie rimangono isolate a causa delle piogge e delle inondazioni provocate dall'uragano Melissa.
Mientras nel territorio persistono allagamenti, interruzioni di corrente, strade interrotte e comunità isolate a Holguín, Granma, Santiago de Cuba e Guantánamo, il governante del regime dà ordini da un ufficio.
La chiamata presidenziale alla disciplina istituzionale e a "preservare la vita" ha riacceso critiche sui social per il contrasto tra la retorica del controllo e la lentezza dell'assistenza effettiva nelle aree più colpite.
Secondo il quadro ufficiale, il recupero si basa sulla preparazione e l'organizzazione dell'apparato statale, un discorso che è stato rafforzato in messaggi pubblici da parte di alti funzionari e ministeri che, parallelamente all'emergenza, hanno attivato campagne di riaffermare la situazione politica.
"Dopo aver visitato quattro delle province più colpite, il presidente ha commentato sabato che i principali danni si sono verificati a Santiago di Cuba, mentre persistono condizioni sfavorevoli nei comuni granmensi di Río Cauto e Cauto Cristo a causa delle inondazioni", ha dichiarato il profilo ufficiale della Presidenza di Cuba.
Questo enfasi comunicativo è stata messa in discussione da cittadini e attivisti che chiedono informazioni chiare sui danni materiali, sui cronogrammi di ripristino dei servizi e delle vie di accesso, così come su una logistica di aiuto che arrivi in tempo nei quartieri allagati.
Mentre continuano i reporti di fiumi esondati, strade impraticabili e linee cadute, la risposta statale insiste su riunioni del Consiglio di Difesa e rapporti di monitoraggio senza dettagli sulle perdite né bilanci verificabili per comune.
In quel contesto, l'appello di Díaz-Canel a "impegnarsi" nella ricostruzione viene percepito dall'oriente come un'esortazione distante: le famiglie colpite segnalano ritardi nelle evacuazioni, consegne insufficienti di cibo e un divario tra ciò che viene annunciato da L'Avana e ciò che si realizza nei paesi e nei consigli popolari.
Il contrasto tra il racconto governativo e la realtà sul terreno segna questa fase post-impatto: da un lato, una narrativa di gestione centralizzata e “vita preservata”; dall'altro, località ancora sott'acqua o senza corrente e telecomunicazioni, in attesa di squadre, carburante e attrezzature per ripristinare le strade e i servizi di base. In questo contesto, la richiesta sociale è chiara: meno slogan e più dettagli verificabili su danni, priorità e tempi di risposta per una ripresa che, secondo il parere dei colpiti, non sta ancora decollando al ritmo promesso dai rapporti ufficiali.
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