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L'ambasciatore cubano in Messico, Marcos Rodríguez Costa, ha ufficialmente lasciato il suo incarico dopo quattro anni contrassegnati da accordi strategici che hanno sostenuto il regime dell'Avana in mezzo alla crisi più profonda che Cuba ha vissuto in decenni.
La sua uscita, annunciata il 21 novembre dalla Segreteria delle Relazioni Estere (SRE) e confermata dallo stesso su X, avviene proprio nel momento in cui il Messico è diventato uno dei principali sostegni diplomatici, energetici e finanziari dell'isola.
“È stato un onore servire Cuba e il mio popolo durante questi 4 anni in Messico”, ha scritto Rodríguez Costa prima di incontrare per l’ultima volta il cancelliere Juan Ramón de la Fuente.
La despedita, sobria e senza maggiori dettagli, contrasta con il peso politico della sua gestione: sotto il suo mandato, il Messico ha triplicato l'invio di petrolio sovvenzionato a Cuba, ha ampliato come mai prima d'ora la contrattazione di medici cubani e ha rafforzato un'alleanza che ha permesso a L'Avana di respirare in mezzo al collasso energetico e sanitario dell'isola.
L'ambasciatore che ha negoziato petrolio gratuito per Cuba
Anche se la Cancelleria messicana ha parlato di una relazione “per il benessere di entrambi i popoli”, rapporti indipendenti mostrano un'altra realtà. Durante la gestione di Rodríguez Costa, Cuba ha ricevuto dal Messico carichi equivalenti a oltre 3.000 milioni di dollari in petrolio e derivati, inviati attraverso Gasolinas Bienestar S.A. di C.V., una filiale di Pemex creata appositamente per operare con l'isola.
Solo tra maggio ad agosto del 2025, il Messico ha inviato 58 spedizioni verso le raffinerie cubane, in un periodo in cui la popolazione sull'isola affrontava blackout di fino a 20 ore.
L'uso della nave Sandino, sanzionata dagli Stati Uniti, e l'opacità nei contratti hanno suscitato interrogativi in Messico, ma il legame politico è rimasto saldo. Quel combustibile, che Cuba riceve in condizioni preferenziali, viene poi raffinato, venduto sull'isola e in alcuni casi esportato.
Questi invii, ampiamente criticati in Messico per il loro costo fiscale, si consolidarono durante gli anni di Rodríguez Costa e divennero una delle principali fonti esterne di sostegno per il regime cubano.
L'architetto silenzioso degli accordi dei medici cubani
Rodríguez Costa ha partecipato anche al rinforzo del programma di medici cubani in Messico, che è passato da 768 professionisti a 3.800 assunti, nonostante la crisi del personale sanitario che colpisce Cuba.
Mentre gli ospedali dell'isola segnalavano una mancanza di specialisti, il Messico ha chiuso accordi milionari con L'Avana per coprire le carenze nelle zone rurali e negli ospedali dell'IMSS-Bienestar.
Washington ha denunciato queste missioni come lavoro forzato, ma il Messico le difende apertamente e ha ignorato gli avvertimenti sulle sanzioni. Il regime cubano trattiene la maggior parte dello stipendio dei medici, un reddito fondamentale per le sue casse statali.
Il cambio: una coppia diplomatica alla guida di un'ambasciata strategica
La partenza di Rodríguez Costa apre la strada a un cambio inedito. Ora l'ambasciata sarà assunta dalla coppia Eugenio Martínez Enríquez (ambasciatore e capo della missione) e Johana Tablada de la Torre (ambasciatrice e seconda capo della missione). Entrambi sono figure di linea dura all'interno del Ministero delle Relazioni Estere di Cuba (MINREX) e sostenitori aperti della narrativa ufficiale.
Il Messico è, per il regime, una sede diplomatica vitale perché è il suo principale alleato politico nella regione, un supporto economico in energia e salute, e un attore chiave nella negoziazione migratoria con Washington.
La presenza di Tablada e Martínez conferma che L'Avana vuole un controllo rigoroso su una missione che oggi risulta strategica per la sua sopravvivenza.
Per quanto riguarda Rodríguez Costa, se ne va in modo discreto, ma lascia dietro di sé una delle fasi più determinanti per la relazione bilaterale negli ultimi anni. Il suo lascito non si trova nei discorsi, ma nei numeri: milioni di barili di petrolio forniti a La Habana, migliaia di medici inviati e un'alleanza che, dal Messico, ha aiutato a sostenere il regime cubano mentre l'isola continua a trovarsi immersa in una crisi che espelle la sua gente e svuota i suoi ospedali.
Il suo sostituto arriva con una missione chiara: mantenere, a tutti i costi, una relazione che oggi è vitale per la dirigenza castrista guidata da Miguel Díaz-Canel.
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