
El Consiglio dei Ministri di Cuba ha pubblicato questo martedì nella Gaceta Oficial un decreto che regola le rappresentanze commerciali estere sull'isola, confermando che le uffici di rappresentanza non possono importare né esportare a fini commerciali, né effettuare commercio all'ingrosso o al dettaglio, né emettere fatture, né distribuire o trasportare merci nel territorio nazionale.
La norma, sottoscritta dal primo ministro Manuel Marrero Cruz, è una versione aggiornata del Decreto 32 di febbraio 2021 e entra in vigore 30 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Il testo stabilisce una distinzione importante tra due figure giuridiche: gli uffici di rappresentanza, che mantengono le restrizioni più severe, e le filiali, che secondo il Decreto 183/2026 pubblicato il 2 ottobre possono importare ed esportare a fini commerciali, fare commercio all'ingrosso, emettere fatture e distribuire merci. L'unica attività ancora vietata per le filiali è il commercio al dettaglio generale.
Il decreto precisa che sia gli uffici di rappresentanza che le filiali «non hanno personalità giuridica propria, né patrimonio indipendente dall'entità straniera che le ha costituite», per cui la casa madre risponde di tutte le sue obbligazioni e debiti secondo la legge cubana.
La norma obbliga anche queste rappresentanze a ricevere e gestire atti giudiziali, citazioni e notifiche dei tribunali cubani in qualunque processo in cui sia coinvolta l'impresa straniera che le stabilisce.
Come parte della nuova regolamentazione, il decreto crea il Registro Nazionale delle Rappresentanze Commerciali Straniere, affiliato alla Camera di Commercio di Cuba, nel quale dovranno iscriversi tutte le entità che operano secondo queste modalità.
La licenza di iscrizione avrà una durata massima di cinque anni, e le entità già attive sull'isola avranno 180 giorni dall'entrata in vigore del decreto per completare tale procedura.
Il regime giustifica la misura sottolineando che le «trasformazioni intervenute nel commercio estero e l'esperienza accumulata consigliano di eliminare la dispersione normativa esistente» e di adeguare le regole «ai termini e alle pratiche di uso internazionale».
Questa norma si inserisce nel pacchetto di 176 riforme economiche e sociali approvate nel giugno del 2026, presentate dallo stesso Marrero Cruz davanti all'Assemblea Nazionale. Secondo l'ultima relazione del governo, il 91% di queste misure —160 su 176— è già stato avviato, supportato da 197 norme giuridiche ratificate.
Il pacchetto di riforme promette di liberalizzare e decentralizzare l'economia cubana, ma nella pratica lo Stato mantiene il controllo sui punti decisivi del commercio: licenze, banche, dogane, porti, importatori, stoccaggio e accesso alle valute estere.
Il settore privato cubano sta attraversando un momento difficile: nel 2025 ha registrato la sua prima riduzione storica di imprese attive dalla sua legalizzazione nel 2021, con 816 chiusure nette, mentre il governo ha chiuso decine di mipymes in un programma di «correzione delle distorsioni».
Le entità straniere che operano a Cuba e devono registrarsi nel nuovo registro hanno fino a 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto per regolarizzare la loro situazione presso la Camera di Commercio.
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