
Il cantautore e deputato ufficialista Raúl Torres ha pubblicato sul suo profilo di Facebook (Raulito Torres Candil) un lungo testo in cui accusa coloro che sostiene abbiano chiesto invasioni, scommesso contro Cuba e promosso il disprezzo verso i cubani dell’isola di contribuire alla crisi del paese, senza menzionare il Partito Comunista né il governo come fattori di questa situazione.
Torres, autore di «Cabalgando con Fidel» e di «Patria o Morte per la Vita» —la canzone-risposta ufficialista a «Patria y Vida» che nel 2021 ha accumulato oltre 48.000 dislike contro circa 4.500 like su YouTube—, dirige la sua diatriba contro coloro che «hanno disprezzato il suolo dove sono nati, che hanno chiesto invasioni contro la loro patria, che al posto di un cuore hanno un monolito freddo nel petto».
Il verdetto del trovador è contundente: «qui c'è il suo premio: una Cuba anziana, debole, impoverita e con grandi dolori».
La tesi di Torres sposta verso quegli «odiatori» la responsabilità per il deterioramento del paese, mentre omette qualsiasi riferimento alla responsabilità del governo cubano o del Partito Comunista. Secondo lui, a quella Cuba malata «fanno male i suoi figli malati per la mancanza di medicinali e risorse, per la mancanza di cibo, per la mancanza di empatia da parte di buona parte del mondo, a cui voi, gli odiatori, avete contribuito a generare disprezzo».
Torres menziona il blocco, la menzogna e il disprezzo, oltre alla mancanza di risorse, farmaci e alimenti, ma non attribuisce alcuna responsabilità al regime cubano. Al Partito Comunista, ai ministri, ai generali: nessuna menzione.
Per arrotondare l'epica, Torres traccia una distinzione filosofica tra chi «denuncia ingiustizie affinché il popolo si risani» —quello ama— e chi «chiede catene affinché il popolo taccia» —quello odia—, e conclude con una delle sue massime: «Non si può baciare il frutto e maledire la radice; non si può chiamare libertà l'incendio che devora la casa». Bellissimo. Peccato che la casa bruci da decenni all'interno, con o senza incendiari esterni.
La realtà che Torres omette con tanta eleganza poetica è la seguente: nel 2026, centinaia di farmaci essenziali sono esauriti a Cuba; circa 1,3 milioni di pensionati che ricevevano fino a 4.000 pesos mensili sono stati inclusi nel adeguamento delle pensioni annunciato dal regime, somme che continuano a essere insufficienti di fronte all'alto costo della vita.
Gli internauti non si sono lasciati trasportare dalla prosa mielosa del trovador. Uno gli ha risposto senza mezzi termini: «Lei non ha fatto altro nella sua vita sottomessa che comporre canzoni per rallegrare le orecchie dei dirigenti, non ha mai cantato per il suo popolo […] Lavori e smetta di dare aria alla bocca, perché non inganna più nessuno». Un altro gli ha lanciato una domanda a cui nessun poema può sfuggire: «gli anziani che ricevono un misero stipendio e fanno code in banca senza fare colazione, svenendo per fame e stanchezza... Dimmi... di chi è la colpa?».
Un terzo commento, più conciso e più urgente di tutto il post di Torres, chiedeva semplicemente: «Libertà per Ana Sofía e sua madre Caridad Silvente», in riferimento a la giovane influencer cristiana Anna Bensi e sua madre, Caridad Silvente, condannate giovedì scorso dal Tribunale Municipale Popolare dell'Avana Est a due anni di limitazione della libertà.
Non è la prima volta che Torres oscilla tra la difesa del regime e il riconoscimento parziale della crisi. Nell'agosto del 2026 ha proposto le jicoteas come soluzione alla fame e ha ammesso che «il popolo è lì che sta esaurendo le ultime forze», sebbene senza mai indicare il governo come responsabile.
Ora, con il suo post sugli «odiatori», il deputato-trovador ha compiuto un ulteriore passo: non solo esonera il regime, ma trasforma i suoi critici nei veri carnefici di Cuba. La patria, secondo Torres, «è la casa che continua a profumare di pane anche se manca la farina». Ciò che non dice è chi ha svuotato la dispensa.
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