
La provincia di Guantánamo ha avviato la sua campagna cafetiera 2026-2027 con attività in otto municipi e la sfida esplicita di invertire un raccolto precedente definito come «molto basso» dalla stessa stampa ufficiale cubana, secondo quanto riporta l'Agenzia Cubana di Notizie venerdì 18 settembre, citando il giornale provinciale Venceremos.
La nota ufficiale riconosce senza mezzi termini che «Guantánamo deve affrontare la sfida di realizzare un raccolto efficiente, poiché quello precedente è stato molto basso, colpito prima da intense piogge e poi dall'uragano Melissa, che ha abbattuto molte spighe e danneggiato le coltivazioni».
Il uragano Melissa ha toccato terra nell'oriente cubano
Il 29 ottobre 2025, durante le prime ore del mattino, il uragano Melissa ha colpito l'oriente cubano come categoria 3, con venti massimi sostenuti di circa 195 km/h. Il fenomeno ha causato gravi danni agricoli e infrastrutturali a Santiago di Cuba, Granma, Holguín e Guantánamo. Le stime sulla superficie agricola colpita sono aumentate con le valutazioni successive: un rapporto regionale dell'Organizzazione Panamericana della Salute di novembre ha quantificato le perdite in circa 158.000 ettari di coltivazioni.
Al termine di giovedì 17 settembre, la provincia segnalava una maturazione accumulata di 25.535 lattine, cifra che l'agenzia statale descrive come non alta ma che, avverte, «non deve generare fiducia, soprattutto nei comuni maggior produttori, dove un'esplosione del grano crea urgenze e difficoltà». Di quel totale, 20.395 lattine mature appartenevano al comune di Maisí, il maggiore produttore della provincia.
En quanto all'accumulo, la provincia aveva raccolto fino a quella data 34.374 lattine, ancora una volta con Maisí in testa con poco più di 20.800 unità. Seguivano Yateras ed El Salvador, con più di tremila lattine ciascuno. La stima provinciale per tutta la campagna 2026-2027 ammonta a 294.568 lattine, con Maisí, El Salvador e Yateras come i comuni con il maggiore impegno alla consegna, in quest'ordine, indica la fonte.
De quel totale stimato, dovranno essere sbucciati qualcosa di più di 145.600 lattine, il che rappresenta il 52% della raccolta prevista. L'agenzia statale avverte che l'aumento previsto nella maturazione —favorito dalle recenti precipitazioni e dalle elevate temperature— «deve essere monitorato attentamente dalle forze coinvolte nella raccolta per garantire una raccolta tempestiva e evitare la caduta e la perdita del ciliegio».
Il panorama che affronta Guantánamo non è isolato: fa parte di una prolungata crisi strutturale del settore cafiero cubano. Nel primo semestre del 2025, l'industria ha registrato una produzione di appena 2.887 tonnellate di caffè, equivalente al 23,7 % del piano previsto, rispetto a un fabbisogno di consumo nazionale stimato ufficialmente intorno alle 24.000 tonnellate annue. A Santiago di Cuba, principale territorio cafiero del paese, la raccolta 2024-2025 accumulava alla fine di febbraio appena il 65 % del piano previsto.
La situazione è giunta a tali estremi che, nell'agosto del 2026, la torrefazione Manuel Ascunce di Villa Clara ha dovuto elaborare mais, sorgo e riso a causa dell'assenza di caffè sufficiente per operare.
Dietro il collasso produttivo si accumulano cause che il regime riconosce solo parzialmente: il massiccio esodo dei lavoratori rurali dalle zone montuose, i blackout, i ritardi nei pagamenti ai produttori e la cronica mancanza di materiali.
Cuba ha superato le 60.000 tonnellate annue di caffè all'inizio degli anni '60. Sei decenni dopo, le cifre ufficiali cubane indicavano il raccolto del 2021 in appena 11.500 tonnellate, in un contesto di tendenza a lungo termine caratterizzato dalla riduzione della produzione, dei rendimenti e delle aree destinate alla coltivazione.
La stima di 294.568 lattine per la campagna 2026-2027 a Guantánamo rappresenta la scommessa ufficiale per recuperare terreno perso, ma la recente storia del settore —e il monito della stessa stampa statale riguardo ai rischi di perdere il grano a causa della mancanza di raccolta tempestiva— suggerisce che l'ottimismo ha basi fragili.
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