
Il giurista cubano Eloy Viera Cañive ha pubblicato questo domenica un'analisi su Facebook in cui esamina le implicazioni politiche della riapparizione pubblica di Raúl Castro insieme a Miguel Díaz-Canel nell'evento per il 65° anniversario della Direzione della Sicurezza Personale del MININT, svoltosi a L'Avana il giorno precedente.
Per Viera Cañive, tuttavia, accanto alla riapparizione del generale novantenne, il fatto più rivelatore è il crescente protagonismo di suo nipote: «Diventa sempre più evidente lo sforzo di elevare pubblicamente la figura di suo nipote, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, 'il Cangrejo'», scrisse il giurista.
Il atto ha commemorato i 65 anni della fondazione di quel organismo del MININT, creato il 6 settembre 1961 per proteggere i massimi dirigenti del regime. Durante la cerimonia, il ministro dell'Interno, Lázaro Alberto Álvarez Casas, ha letto davanti ai presenti una lettera firmata da Raúl Castro indirizzata ai membri del corpo, mentre lo stesso Castro rimaneva seduto in prima fila senza prendere la parola.
Quella immagine —quella del generale in silenzio mentre un altro leggeva le sue parole— è precisamente quella che Viera Cañive considera la più significativa. «L'impressione è che non vogliano nemmeno più far esporre troppo il generale parlando in pubblico. La voce, l'espressione, i movimenti, sono spesso gli elementi che evidenziano con maggiore chiarezza il deterioramento fisico», ha sottolineato il giurista, legato al mezzo indipendente El Toque.
Per l'analista, la logica del regime risulta contraddittoria ma rivelatrice: «Un regime che sente la necessità di mostrare pubblicamente un uomo di 95 anni ogni volta che qualcuno dice che è morto sta riconoscendo, anche se non vuole, che buona parte della sua stabilità continua a ruotare attorno a quella figura». La riapparizione è avvenuta dopo una settimana di voci sullo stato di salute dell'ex leader, alimentate da notizie di media di Miami che citavano fonti anonime riguardo a una presunta ospedalizzazione.
Viera Cañive sottolinea anche la concentrazione di potere che l'atto ha messo in evidenza: «Praticamente tutta la dirigenza degli organi repressivi e buona parte della burocrazia cubana continuano a riunirsi attorno a un uomo che non occupa più formalmente alcuna carica pubblica e che, a 95 anni, continua a trasmettere la sensazione di essere colui che ha l'ultima parola».
L'analisi del giurista va oltre Raúl Castro. Descrive El Cangrejo come «una guardia del corpo che ha smesso di essere semplicemente un'ombra dietro a suo nonno per diventare progressivamente una figura visibile all'interno della comunicazione politica del regime». Il nipote, colonnello del MININT e identificato come capo della sicurezza personale del vecchio generale, si è emozionato visibilmente quando il repentista ufficialista Marcos David Fernández Brunet ha interpretato una décima laudatoria dedicata a suo nonno, un'immagine che sui social è stata ironicamente definita «lacrime di granchio».
Per Viera Cañive, quella presenza non è un dettaglio da sottovalutare: «Non è da poco che compaia precisamente in un atto relativo alla Sicurezza Personale, il dipartimento del Ministero dell'Interno a cui teoricamente appartiene». E aggiunge che «mai prima un membro della scorta di Fidel o di Raúl Castro aveva avuto un simile protagonismo semiotico all'interno della comunicazione ufficiale cubana».
Il profilo di El Cangrejo è cresciuto in modo accelerato nel 2026. A luglio ha rilasciato la sua prima intervista a un media statunitense, dove ha dichiarato di essere disposto a negoziare con Donald Trump sul futuro di Cuba. A agosto, il New York Times ha pubblicato un'inchiesta che lo collega — senza accusa formale — a una rete criminale transnazionale dedicata al contrabbando e al traffico di migranti, nota come la «Mafia cubana in Quintana Roo».
La riapparizione di sabato si inserisce in un modello di assenze e apparizioni controllate: il 26 luglio, Raúl Castro è mancato per la prima volta in almeno tre decenni all'atto centrale del Moncada, e il 13 agosto è riapparso al Teatro Karl Marx per la gala del centenario di Fidel Castro, accompagnato proprio da suo nipote.
«Negli ultimi colpi di coda del vecchio dittatore, il nipote sembra stare passando da essere solo una figura di potere dietro le quinte a occupare, poco a poco, un posto sempre più visibile sulla scena», conclude Viera Cañive.
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