
Más telelavoro e settore privato, ma senza diritto di sciopero né sindacati indipendenti. Così si potrebbe riassumere in modo conciso la Ley 189 Código del Trabajo en Cuba, approvata all'unanimità -come non poteva essere altrimenti- dall'Asamblea Nacional del Poder Popular a luglio.
La riforma aggiorna la legislazione sul lavoro per la prima volta in più di un decennio e adatta parte del quadro giuridico a realtà che già esistevano nell'Isola, come l'espansione del settore privato, il telelavoro e il lavoro multiplo.
Tuttavia, il testo mantiene intatti alcuni dei pilastri più controversi del modello lavorativo cubano: continua a non riconoscere il diritto di sciopero, preserva il monopolio sindacale della Central de Trabajadores de Cuba (CTC) e non offre soluzioni concrete alla perdita del potere d'acquisto dei salari.
La nuova norma sostituisce la Legge 116 del 2013 -in vigore dal 2014- e entrerà in vigore 90 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gaceta Oficial. Durante questo periodo, le entità dovranno modificare contratti, regolamenti disciplinari e contratti collettivi per adattarsi al nuovo quadro giuridico.
Lo Stato ammette un'economia che è già cambiata
Uno dei cambiamenti più profondi consiste nel riconoscimento legale del settore non statale come parte permanente del sistema lavorativo cubano.
Il Codice colloca in un medesimo quadro giuridico le mipymes, le cooperative, i lavoratori autonomi e altre forme di gestione autorizzate, una decisione che arriva quando il paese conta già più di 11.000 aziende private create dal 2021 e un settore che genera oltre il 31% dell'occupazione nazionale.
La legislazione incorpora ufficialmente la figura del lavoratore autonomo, offrendogli la possibilità di rivendicare violazioni dei suoi diritti davanti ai tribunali, sebbene al contempo gli imponga obblighi fiscali, di sicurezza sociale e di conformità normativa.
In pratica, la riforma abbandona la visione del settore privato come un'eccezione temporanea e riconosce una trasformazione economica che si stava già producendo da anni al di fuori del discorso ufficiale.
Telelavoro, orari flessibili e disconnessione digitale
Tra le novità più visibili emerge la regolamentazione del telelavoro, che include una figura inedita a Cuba: la possibilità di continuare a lavorare dall'estero quando il datore di lavoro lo ritenga opportuno e le caratteristiche del posto lo permettano.
Tale continuità lavorativa richiederà una modifica del contratto e dipenderà dall'interesse dell'ente datore di lavoro, pertanto non costituisce un diritto automatico per coloro che viaggiano all'estero.
Il Codice offre anche maggiore flessibilità negli orari, facilita il lavoro plurioccupazionale e riconosce per la prima volta il diritto alla disconnessione digitale, vietando che il lavoratore venga contattato al di fuori dell'orario lavorativo, durante le vacanze, i permessi o i giorni di riposo, salvo situazioni eccezionali legate alla produzione o ai servizi.
Coloro che accumulano diversi lavori potranno lavorare fino a un massimo di 13 ore al giorno tra tutte le loro occupazioni.
Cambiamenti per laureati e nuove obbligazioni aziendali
La riforma riduce inoltre il servizio sociale obbligatorio per i laureati universitari da tre a due anni e apre la possibilità di svolgerlo in enti privati a determinate condizioni.
Nel settore non statale emerge un'altra novità: i datori di lavoro di mipymes, cooperative e attività private dovranno assumere e finanziare un'assicurazione contro la disoccupazione per i propri lavoratori, un obbligo finora assente.
Il testo integra anche principi di uguaglianza salariale per lavoro di pari valore, protezione contro le molestie sul posto di lavoro, non discriminazione e un ampliamento delle prestazioni per i genitori e altri familiari che si prendono cura.
Salari che continuano a non essere soddisfacenti
Nonostante queste modifiche, la realtà economica dei lavoratori rimane praticamente intatta.
Il salario minimo aumenterà fino a 3.210 pesos cubani al mese, mentre il salario medio statale si aggira attualmente intorno ai 6.506 pesos, una cifra che equivale approssimativamente a tra 14 e 17 dollari al cambio informale e che continua a essere insufficiente per coprire i bisogni di base in un contesto segnato dall'inflazione e dalla scarsità.
La stessa esposizione dei motivi del progetto riconosce una limitazione notevole: «l'emissione del progetto di legge non ha conseguenze economiche derivanti dall'applicazione delle proposte», un'ammissione che evidenzia come la riforma riorganizzi le relazioni lavorative, ma non corregga la precarietà economica che affronta la maggior parte dei lavoratori.
Non stabilisce neppure meccanismi obbligatori che garantiscano il principio di una remunerazione sufficiente a soddisfare i bisogni fondamentali, poiché il salario minimo continuerà a essere fissato centralmente dal Consiglio dei Ministri.
I blackout hanno già una risposta legale
La legislazione incorpora anche una risposta giuridica a una realtà sempre più frequente a Cuba: la paralisi dei centri di lavoro a causa della crisi energetica.
Mediante il Decreto 149/2026, il governo stabilisce che i lavoratori dichiaratiinterrotti a causa di blackout o mancanza di carburante riceveranno unicamente il 60 % dello stipendio mentre rimarranno senza attività.
Più che risolvere la crisi elettrica, la misura institucionalizza una riduzione salariale derivante dal deterioramento del sistema produttivo del paese.
Licenziamenti con indennità limitata
Un altro cambiamento significativo riguarda i contratti statali.
Il Codice elimina la figura del lavoratore disponibile e autorizza le enti a estinguere posti di lavoro per ragioni economiche, tecnologiche o strutturali, inclusa la scomparsa definitiva di posti.
Coloro che non possono essere ricollocati riceveranno un'indennità equivalente a sei stipendi base pagati in un'unica soluzione.
La stessa esposizione delle motivazioni riconosce espressamente che vengono eliminati meccanismi precedenti di ricollocazione temporanea, facilitando una maggiore flessibilità per ridurre il personale.
Lo sciopero rimane vietato
L'aspetto più criticato del nuovo Codice non è ciò che incorpora, ma ciò che mantiene al di fuori del testo.
La legge continua a non riconoscere il diritto di sciopero, un'assenza che aveva già sollevato interrogativi durante la consultazione popolare effettuata prima della sua approvazione.
Non introduce nemmeno una libertà sindacale effettiva.
Sebbene il documento menzioni la contrattazione collettiva, la partecipazione dei lavoratori e la rappresentanza sindacale, tutti questi meccanismi rimangono subordinati alla Central de Trabajadores de Cuba (CTC), l'unica organizzazione sindacale ufficialmente riconosciuta e strettamente legata al Partito Comunista.
Nella pratica, i lavoratori continuano a non poter creare o affiliarsi liberamente a sindacati indipendenti, una situazione che allontana il paese da standard internazionali ampiamente riconosciuti in materia di diritti dei lavoratori.
Le critiche provengono dall'esterno del sistema ufficiale
Le obiezioni non provengono unicamente da analisti indipendenti.
Nel mese di maggio, l'Osservatorio dei Diritti Culturali ha denunciato che il diritto al lavoro continua a essere violato attraverso espedienti paralegali e ha accusato la CTC di agire come collaboratrice del potere politico anziché rappresentare gli interessi dei lavoratori.
Poche settimane dopo, l'Associazione Sindacale Indipendente di Cuba consegnò all'Assemblea Nazionale un ampio elenco di richieste, reclamando libertà sindacale, giustizia economica e riforme democratiche, senza che queste richieste venissero riportate nel testo finale approvato.
Una modernizzazione con limiti chiari
Il nuovo Codice del Lavoro riflette una contraddizione sempre più evidente all'interno del modello cubano.
Mentre riconosce la crescita del settore privato, regula il telelavoro internazionale, flexibilizza gli orari di lavoro e incorpora concetti moderni come la disconnessione digitale, mantiene intatti i meccanismi di controllo politico sulla rappresentanza dei lavoratori.
La riforma aggiorna il funzionamento del mercato del lavoro, ma lascia senza risposta questioni centrali per milioni di cubani: salari insufficienti, assenza di pluralismo sindacale, impossibilità legale di fare sciopero e un deterioramento costante delle condizioni di vita che lo stesso testo riconosce senza offrire strumenti efficaci per invertire la situazione.
Secondo il regime, quel pacchetto fa parte del annunciato pacchetto di 176 trasformazioni economiche e sociali, delle quali il 90,9 % era già stato approvato alla data della sessione.
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