Cubano: «Mi rifiuto di credere che siamo nati per sopportare»

La testimonianza di un giovane cubano su come non arrendersi di fronte alla crisiFoto © Collage Facebook/Javier Guerrero

Un giovane cubano identificato come Javier Guerrero ha pubblicato un reel su Facebook che ha avuto un forte impatto tra i suoi connazionali: in esso rifiuta che la sopravvivenza diventi l'unico orizzonte di vita possibile per i cubani della sua generazione.

«Sono cubano e non mi va che la sopravvivenza diventi tutta la mia personalità. Perché ultimamente parli con qualcuno e tutto è: 'l'elettricità, il cibo, come sbarcare il lunario, il dollaro'. Asere, certo che tutto questo conta, ma se si vive 24 ore al giorno mentalmente immersi nel problema, si finisce per dimenticare come vivere», dice Guerrero nel video.

La riflessione non si ferma alla diagnosi: «Io, onestamente, mi rifiuto di credere che siamo nati solo per sopportare. Voglio costruire cose, imparare, migliorare, sognare in grande anche... perché no? La vita è già abbastanza dura da dover rinunciare ai propri sogni da così giovani».

La domanda che Guerrero lascia in sospeso —«perché non sognare in grande?»— è, in verità, un'interpellanza diretta a una realtà che da decenni cerca di convincere i cubani che sopravvivere sia sufficiente.

Il video ha accumulato più di 21.700 visualizzazioni, 1.672 mi piace e 58 commenti, cifre che riflettono il riscontro trovato tra coloro che riconoscono in quelle parole il proprio esaurimento quotidiano.

Il contesto è la crisi più grave che Cuba ha vissuto in decenni. Nel 2026, i blackout sono arrivati a durare tra le 20 e le 87 ore in diverse regioni del paese.

Il 14 luglio, per la terza volta in appena otto giorni, un guasto massiccio nel sistema elettrico ha lasciato senza fornitura milioni di cubani, confermando che l'isola sta attraversando una delle sue peggiori crisi energetiche negli ultimi 67 anni.

A questo si aggiunge la carenza cronica di cibo, farmaci e combustibile, e un tasso di cambio che riduce una pensione minima a meno di 10 dollari al mese.

È in questo contesto che la frase di Guerrero acquisisce il suo significato: l'enumerazione «la corrente, il cibo, risolvere, il dollaro» non è retorica, ma l'inventario reale delle conversazioni che dominano la vita sull'isola.

Il video si inserisce in un'ondata di contenuti che i giovani cubani hanno reso virali sui social media durante quest'anno, mettendo in discussione la normalizzazione della sofferenza come tratto di identità nazionale. 

In giugno, ad esempio, la creatrice @keki_mami ha proposto su TikTok che decidere di non mostrare il dolore non significa negarlo, ma scegliere «di non trasformare la sofferenza nella propria personalità».

Questa corrente ha una chiara dimensione generazionale. I giovani che sono cresciuti in mezzo alla crisi sentono di dover rinunciare alle proprie aspirazioni fin dalla giovane età, e i social media sono diventati lo spazio in cui elaborano collettivamente questo peso e cercano di ridefinire la cubanità oltre la mancanza.

Archiviato in:

Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.