Nuova caduta totale del Sistema Elettrico Nazionale a Cuba

Calle de La Habana Vieja (Immagine referenziale)Foto © CiberCuba

Cuba soffre questo martedì un nuovo blackout massivo dopo la disconnessione totale del Sistema Elettrico Nazionale alle 11:05, come confermato dalla Unione Elettrica attraverso il suo canale ufficiale.

Il mezzo statale Cubadebate ha anche diffuso l'avviso: «Informiamo che si è verificata una nuova disconnessione del Sistema Elettrico Nazionale».

Questo collasso è il quinto blackout totale registrato finora nel 2026 e il decimo in circa 24 mesi, rendendo la situazione energetica cubana una crisi senza precedenti nella recente storia dell'isola.

Lo più allarmante è la velocità con cui si susseguono i crolli: il quarto blackout totale dell'anno si è verificato il 10 luglio, appena quattro giorni prima, causato da un guasto nella linea di trasmissione di 220 kV tra Santa Clara e Sancti Spíritus.

A sua volta, quell'evento era giunto solo quattro giorni dopo il terzo collasso totale dell'anno, registrato il 6 luglio.

Tre disconnessioni totali in otto giorni riflettono il ritmo di deterioramento di un'infrastruttura che non ha più margine di recupero.

Le cifre del sistema ufficiale illustrano l'entità del problema: la nota informativa dell'Unione Elettrica corrispondente a questo martedì prevedeva un deficit compreso tra 1.990 e 2.020 MW, con una disponibilità di generazione di appena 1.155 MW rispetto a una domanda massima prevista di 3.150 MW.

Lunedì, l'effetto massimo aveva raggiunto 1.775 MW alle 21:50, con interruzioni di corrente sostenute per 24 ore al giorno.

Tra le unità fuori servizio per guasti figurano le unità sei e otto della Termoeléctrica Máximo Gómez, a Mariel; l'unità due di Lidio Ramón Pérez, a Felton; e l'unità tre di Antonio Maceo, a Renté.

A questo si aggiungono 106 centrali di generazione distribuita ferme per mancanza di combustibile, che rappresentano 890 MW non disponibili, e le patane di Regla, Melones, Mariel e Moa, tutte fuori servizio.

Le cause strutturali di questa crisi sono note: centrali termoelettriche obsolete senza manutenzione capitale da oltre un decennio, cronica scarsità di combustibile aggravata dalla riduzione del petrolio sovvenzionato proveniente dal Venezuela e assenza di investimenti reali in infrastrutture.

Ogni collasso totale richiede un processo di recupero che può protrarsi per diversi giorni, attraverso la creazione di microsistemi regionali —come quelli di Energás Boca de Jaruco a ovest e Energás Varadero al centro— prima di poter riconnettere le grandi centrali termoelettriche.

Mentre la crisi si approfondisce, Díaz-Canel ha chiesto di «organizzare meglio i blackout» senza offrire soluzioni strutturali, una risposta che riassume la posizione del regime di fronte a un'emergenza che colpisce l'approvvigionamento idrico, gli ospedali e la vita quotidiana di milioni di cubani.

Nel luglio del 2026, i black-out quotidiani a Cuba oscillano tra le 20 e le 24 ore, con alcune zone che accumulano oltre 72 ore consecutive senza elettricità.

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