Di sopravvivere a rassegnarsi: un fotografo riflette sulla «normalizzazione» della crisi a Cuba

Il fotografo Mikely Arencibia riflette su come i blackout e la scarsità non vengano più percepiti come una crisi a Cuba, normalizzando ciò che prima faceva male.



Normalizzazione dei blackout a Cuba (Illustrazione)Foto © CiberCuba/Sora

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Il fotografo cubano Mikely Arencibia Pantoja ha pubblicato questo mercoledì su Facebook una riflessione intitolata «Normalizzare l'anormale», accompagnata da una fotografia che mostra tre persone che giocano a domino durante un blackout, illuminate solo dalla torcia di un telefono cellulare.

Nel testo, l'imprenditore descrive con precisione il processo attraverso il quale la crisi smette di essere percepita come tale: «Ci sono cose che, poco a poco, smettono di sembrare strane. Non perché siano normali, ma perché si ripetono troppo».

Arencibia indica i blackout come il esempio più chiaro di questa rassegnazione collettiva: «Un giorno ti rendi conto che non conti più le ore senza luce elettrica e ti limiti semplicemente a organizzare la vita attorno a esse».

Il fotografo identifica nel linguaggio quotidiano l'impronta di quella adattamento forzato. La domanda «Quando ci tocca il blackout?», scrive, «dimostra che ormai lo abbiamo fatto nostro, che fa parte del nostro diarismo... perché ormai 'ci tocca'».

La riflessione va oltre l'elettricità. Arencibia descrive come la crisi plasmi i desideri più basilari: «Impari a comprare meno, a aspettare di più, a dormire a metà... a limare fino ai desideri più semplici. Impari a vivere la vita quasi chiedendo permesso, come se questo fosse un provino e tu avessi un'altra possibilità dopo la morte».

La frase che riassume il dramma è anche la più inquietante: «La cosa più difficile non è la scarsità. È quando l'anima si adatta per non soffrire tanto, perché adattarsi aiuta a sopravvivere, ma può anche far sì che uno smetta di notare ciò che realmente manca».

La pubblicazione arriva appena due giorni dopo che Cuba ha subito un nuovo collasso totale del Sistema Elettrico Nazionale, il terzo del 2026 e il settimo negli ultimi 18 mesi.

Finora quest'anno, le zone interne hanno vissuto 72 ore consecutive senza elettricità, e il deficit elettrico ha raggiunto un record di 2.174 MW il 14 maggio.

Non è la prima volta che Arencibia utilizza i social per documentare l'esaurimento della popolazione. Il 3 luglio ha pubblicato «Sopravvivere 24 ore a Cuba», dove ha affermato che «nessun popolo merita di dover reinventarsi ogni 24 ore».

Il fenomeno descritto da Arencibia trova supporto nell'analisi degli esperti.

La psicologa Roxanne Castellanos Cabrera ha avvertito domenica scorsa che in Cuba si sta normalizzando l'aggressività «come mezzo per gestire la vita», diagnosticando un collasso morale che va oltre la violenza visibile.

Uno studio pubblicato nella rivista Social Science & Medicine nel maggio del 2026 ha rivelato che il 55,4% degli adulti cubani presenta depressione severa estrema, il 66% ansia severa e il 65,8% stress estremo, livelli comparabili a quelli delle popolazioni in guerra.

Alla crisi energetica si aggiunge un'emergenza alimentare: il 33,9% delle famiglie cubane riporta di aver sofferto recentemente la fame e il 79,4% destina più dell'80% dei propri redditi per l'acquisto di cibo, secondo i dati presentati dall'ONU nel maggio del 2026.

Eppure, Arencibia chiude la sua riflessione con una nota che riconosce la resistenza silenziosa del popolo cubano: «E nonostante tutto, la gente continua: lavora, si prende cura, risolve, condivide il poco... Come se mantenere la vita quotidiana fosse un atto silenzioso di resistenza».

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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