Cubana esplode dall'isola: "A quale punto essere cubano è diventato sinonimo di miseria?"

Una creatrice cubana su TikTok mette in discussione la normalizzazione della miseria come identità nazionale e difende il diritto di mostrare il progresso senza chiedere scusa.



Cubana nell'isolaFoto © @keki_mami / TikTok

Una creatrice di contenuti cubana ha lanciato questa settimana una riflessione che ha risuonato sui social media: da quando mostrare la propria crescita personale è diventato un reato per i cubani e vivere amareggiati è una prova di onestà?

@keki_mami ha pubblicato sabato scorso un video di due minuti e 35 secondi su TikTok in cui mette in discussione quella che definisce la normalizzazione della miseria come identità cubana: l'idea che un cubano meriti credibilità solo quando è distrutto.

«Chi ha stabilito che la tristezza è più autentica della speranza? Chi ha deciso che un cubano merita credibilità solo quando è distrutto?», domanda direttamente nel video.

La creatrice identifica una paradosso che, secondo lei, si è installato nella comunità cubana sia dentro che fuori dall'isola: mostrare risultati o aspirazioni genera sospetto, mentre il lamento costante viene percepito come autenticità.

«Se decidi di non trasformare le tue disgrazie in uno spettacolo per il consumo altrui, allora diventi il nemico», afferma.

Uno dei punti più diretti del video si rivolge ai cubani della diaspora: «Molti di coloro che si disturbano di più nel vedere un cubano progredire sono gli stessi cubani che vivono in altri paesi da venti o trenta anni e continuano a incolpare Cuba per tutto ciò che non hanno costruito nelle loro vite».

Il suo argomento è convincente: «Se hai cambiato paese e continui a essere altrettanto frustrato, altrettanto risentito e con la stessa abitudine di mettere in evidenza i successi altrui, forse il problema non è mai stata la geografia, forse il problema era la tua mentalità».

@keki_mami riconosce che le difficoltà a Cuba sono reali e che coloro che vivono nell'isola le conoscono meglio di chiunque altro, ma traccia una linea chiara tra il riconoscere la crisi e arrendersi ad essa.

Il dibattito sollevato dal video si svolge nel contesto della peggiore crisi economica di Cuba negli ultimi decenni, con blackout prolungati, scarsità di cibo e farmaci e un'inflazione galoppante, frutto di 67 anni di dittatura comunista.

Tuttavia, in quello stesso contesto sono emerse storie di imprenditoria che contraddicono la narrativa della sconfitta totale. L'imprenditrice Chabelys Ceballos ha mostrato come ha raccolto oltre 100.000 pesos cubani in un solo giorno con due attività private all'Avana. L'influencer Flor de Cuba ha raggiunto un milione di dollari in vendite in 27 giorni tramite TikTok Shop. E il giovane Enmanuel Delgado ha aperto un salone di bellezza a Matanzas documentando il suo processo come esempio di resilienza.

Per @keki_mami, queste storie meritano rispetto, non interrogativi: «Una persona che avanza nonostante le difficoltà non dovrebbe suscitare odio, dovrebbe ispirare ammirazione».

La creatrice lascia anche chiaro che non mostrare la sofferenza sui social non equivale a negarla: «Non mostrare la parte bella della tua vita non significa che non ci siano lacrime dietro la camera, significa semplicemente che hai deciso di non trasformare la sofferenza nella tua personalità».

Il suo messaggio finale riassume la tesi centrale del video: «La povertà più pericolosa non è quella che hai in tasca, ma quella che si installa nella tua mente, e quella purtroppo può perseguitarti fino all'altro lato del mondo».

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Yare Grau

Originaria di Cuba, ma vivo in Spagna. Ho studiato Comunicazione Sociale all'Università dell'Avana e successivamente mi sono laureata in Comunicazione Audiovisiva all'Università di Valencia. Attualmente faccio parte del team di CiberCuba come redattrice nella sezione Intrattenimento.

Yare Grau

Originaria di Cuba, ma vivo in Spagna. Ho studiato Comunicazione Sociale all'Università dell'Avana e successivamente mi sono laureata in Comunicazione Audiovisiva all'Università di Valencia. Attualmente faccio parte del team di CiberCuba come redattrice nella sezione Intrattenimento.