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La attivista e oppositrice cubana Rosa María Payá ha dedicato sabato un messaggio emozionante alla comunità cubanoamericana in occasione del 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti, una data che, secondo lei, ha un significato profondo per coloro che sono arrivati nel paese nordamericano fuggendo dalla dittatura.
«Oggi i cubano-americani celebrano la nazione che ha aperto le sue porte. Gli Stati Uniti compiono 250 anni. Sono arrivati senza nulla e hanno costruito una vita, senza mai dimenticare coloro che continuano a lottare. Anche Cuba sarà libera. Buona Festa dell'Indipendenza!», ha scritto Payá sul suo account di X, accompagnando il testo con una fotografia di un edificio in stile neoclassico con la bandiera americana che sventola sotto un cielo sereno.
Il messaggio racchiude il sentimento di generazioni di cubani che hanno trovato negli Stati Uniti un rifugio contro il regime e che celebrano il 4 luglio come un simbolo di libertà, senza rinunciare alla speranza che un giorno quella stessa libertà arrivi all'Isola.
La frase «llegaron sin nada y construyeron vita» evoca più di sei decenni di esilio cubano su suolo statunitense. Dal 1959, successive ondate migratorie hanno portato centinaia di migliaia di cubani verso Miami, Tampa e altre città.
La Torre della Libertà di Miami -conosciuta come l'«Ellis Island del Sud»- ha ospitato tra il 1962 e il 1974 oltre 500.000 rifugiati in fuga dal regime di Fidel Castro. L'emblematico edificio ha riaperto nel settembre del 2025 come museo dopo un restauro da 65 milioni di dollari, ospitando la cosiddetta «Esperienza dell'Esilio».
La celebrazione del 250° anniversario ha un significato speciale quest'anno.
Il presidente Donald Trump ha pronunciato un discorso al Monte Rushmore venerdì, vigilia della data, con il messaggio "I nostri successi ci rendono americani", e sabato ha presieduto l'evento ufficiale "Salute to America 250" al National Mall di Washington D.C., con oltre 300 musicisti militari, sorvoli aerei e uno spettacolo di fuochi d'artificio con 850.000 bombe da dieci sedi diverse.
Il segretario di Stato Marco Rubio, cubanoamericano nato a Miami e figlio di emigranti cubani, ha partecipato anche lui alle celebrazioni con un messaggio che sottolinea il peso storico di questa data: «Nel 1776, un piccolo gruppo di patrioti firmò un documento che sfidò un impero e cambiò il mondo», ha scritto.
La figura di Rubio incarna precisamente l'arco che Payá descrive: il figlio di coloro che sono arrivati senza nulla e oggi occupa uno dei posti più alti del governo statunitense.
Il messaggio di Payá si colloca in un momento di intensa attività per l'opposizione.
Nel marzo del 2026, ha firmato a Miami il «Accordo di Liberazione di Cuba», una roadmap per una transizione democratica in tre fasi che è stata ratificata a Madrid a giugno e riconosciuta formalmente dal Senato della Florida ad aprile.
A maggio ha ricevuto il Premio Alfred Moses Liberty di Freedom House a Washington, occasione in cui ha dedicato il riconoscimento ai oltre 1.000 prigionieri politici a Cuba e ha denunciato la morte in carcere di Ernesto Brieva Sempé a causa di grave denutrizione.
Hija del disidente Oswaldo Payá -fondatore del Movimento Cristiano Liberazione, morto il 22 luglio 2012 in circostanze che la sua famiglia attribuisce a un crimine della Sicurezza dello Stato-, Rosa María ha trasformato l'eredità di suo padre in una causa globale.
Nel giugno del 2025 è stata eletta come la prima oppositrice cubana nella Commissione Interamericana dei Diritti Umani, un fatto che il regime ha risposto definendola «mercenaria».
Al termine del suo messaggio del 4 luglio, Payá ha ripetuto la promessa che guida tutta la sua attività: «Anche Cuba sarà libera.»
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